http://www.youtube.com/watch?v=Gypi35hEZZQ
Creata il 28 maggio 2009, l’Agenzia si configura come come uno strumento operativo del Coordinamento Regionale Enti Locali per la Pace del Friuli-Venezia Giulia. ACD, fondata senza finalità speculative o di lucro, sui principi della libera mutualità solidale, incentrando la propria azione in un ambito multiculturale, eco-compatibile, non-violento - si propone lo scopo prioritario di svolgere attività di pubblica utilità nel settore della cooperazione internazionale decentrata.
Informazioni personali
- ACD
- Gorizia, Gorizia, Italy
- ACD - Agenzia per la Cooperazione Decentrata // Via Diaz, 5 - GORIZIA // tel. 0481 546721 int. 118 // cell 366 8726765 // fax 0481 54671
martedì 12 febbraio 2013
lunedì 11 febbraio 2013
M'illumino di meno 2013
L’AGENDINA VERDE DI M’ILLUMINO DI MENO 2013
1 non c’è efficienza energetica senza ricerca. Più ricerca green = più lavoro
2 taglio emissioni: meno carbone, più energia rinnovabile
3 non lasciamo la pacchia del sole agli amici tedeschi
4 non buttiamo l’energia, cambiamo la rete di distribuzione
5 crediamoci: il nostro futuro è la green economy
6 vietato sprecare
7 ristrutturare e costruire eco-sostenibile
8 città civile
9 se non dividi la spazzatura bene sei ……..!
10 anche a piedi e in bici
IL DECALOGO DI M’ILLUMINO DI MENO
Buone abitudini per la giornata di M’illumino di Meno (e anche dopo!)
1. spegnere le luci quando non servono
2. spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici
3. sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria
4. mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola
5. se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre
6. ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria
7. utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne
8. non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni
9. inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni
10. utilizzare l’automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.
http://caterpillar.blog.rai.it/milluminodimeno/
martedì 27 novembre 2012
Com'è nato il deserto (leggenda araba)
Molti secoli fa la terra era verde e fresca. Era percorsa da migliaia di
ruscelli, gli alberi erano ricchi d’ogni genere di frutta e gli uomini,
che ignoravano il male e non conoscevano la guerra, vivevano
felici. Allah aveva detto agli uomini: “Questo bel giardino è vostro e
vostri sono i suoi frutti. Dovete però agire sempre con giustizia,
altrimenti lascerò cadere un granello di sabbia sulla terra per ogni
vostra azione malvagia e un giorno questo verde potrebbe anche sparire”.
Per molto tempo gli uomini si ricordarono di questo monito. Ma un brutto
giorno due uomini, che si contendevano il possesso di un cammello,
litigarono. Appena fu pronunciata la prima parolaccia, Allah fece cadere
sulla terra un granello di sabbia così minuscolo che nessuno se ne
accorse.
Ben presto i due litiganti vennero alle mani; allora gli uomini si
accorsero che si stava lentamente accumulando un mucchietto di sabbia.
Chiesero perciò ad Allah di cosa si trattasse e Allah rispose che era il
risultato della loro cattiveria e ricordò loro il suo monito: ogni
volta che un uomo commetteva una cattiva azione, un granello di
sabbia scendeva ad aggiungersi agli altri e forse un giorno la sabbia
avrebbe coperto la terra.
Gli uomini si misero a ridere e pensarono: “Anche se fossimo
estremamente cattivi, ci vorrebbero milioni di anni prima che questa
polvere leggera copra la nostra terra e ci possa danneggiare”.
Così iniziarono a combattere gli uni contro gli altri, tribù contro
tribù, finché la sabbia seppellì campi e pascoli, cancellò i ruscelli e
spinse le bestie lontano in cerca di cibo. In questo modo nacque il
deserto e da allora le tribù vagarono tra le dune, vivendo in tende,
aiutate solo dai cammelli per i lunghi spostamenti, e si portarono nel
cuore l’immagine della terra perduta.
Anzi, perché non dimenticassero Allah volle che ogni tanto si
presentasse ai loro occhi l’immagine delle piante e delle acque
scomparse. Per questo chi cammina nel deserto, vede talvolta cose che
non ci sono ma, quando tende le braccia per toccarle, la visione
svanisce. Sono come i sogni ad occhi ad aperti e la gente li chiama
miraggi.
Solo dove gli uomini hanno osservato le leggi di Allah ci sono ancora
ruscelli e palmeti, e la sabbia non può cancellarli ma li circonda come
il mare circonda l’isola. Questi luoghi si chiamano oasi e là gli
uomini si fermano per trovare acqua, cibo, riposo ricordando le parole
di Allah: “Non trasformate il mio mondo verde in un deserto infinito”.
Fonte: arab.it (adattato)
http://ww2.raccontidifata.com/2012/09/come-nato-il-deserto-leggenda-araba.html
venerdì 23 novembre 2012
Intervista esclusiva di BandiONG al Ministro Andrea Riccardi
In questi mesi ci siamo posti tante domande su come funziona e potrà funzionare in futuro la cooperazione in Italia. Attraverso i sondaggi abbiamo sentito direttamente l’opinione della community degli operatori e volontari del settore,
un’opinione sempre più consapevole grazie agli approfondimenti e allo
scambio d’informazioni che anche questo blog sta mettendo in moto. Un
nuovo modo per far sentire l’opinione di molti e metterla a disposizione
di chi ci rappresenta da anni (o decenni) nelle sedi istituzionali e
che spesso non consulta nessuno.Abbiamo chiesto al Ministro Andrea Riccardi di rispondere alle stesse domande che ci siamo posti per capire che sintonia ci possa essere e cosa abbia in mente per rilanciare e rinnovare la cooperazione italiana.
La cooperazione in tempi di crisi
BandiONG: Secondo dati Istat di alcuni anni fa in Italia ci sono circa 250 Ong e almeno 1500 associazioni e gruppi che si occupano di cooperazione e solidarietà internazionale. Il lavoro del nostro blog, rivolto a tutte le persone interessate a vario titolo (lavorativo e/o volontario) alla cooperazione, ci mostra numeri sorprendenti e una miriade di realtà sparse per il paese. La crisi economica generalizzata e la riduzione progressiva dell’investimento pubblico sulla cooperazione sta mettendo a dura prova questo tessuto di società civile. Per alcuni osservatori l’esistenza di così tante realtà è un valore aggiunto nel contesto italiano e rappresenta una storia di successo per altri è il motivo principale della crisi del settore e della difficoltà di rilanciare la cooperazione in Italia. Lei cosa ne pensa? Percepisce il valore aggiunto o la criticità?
Riccardi: La diversità e la pluralità dell’associazionismo della solidarietà internazionale italiana sono una ricchezza. La “cooperazione popolare” ha permesso la nascita di una mobilitazione che ha portato all’istituzionalizzazione della politica pubblica di cooperazione. In questi anni di disinvestimento e d’introversione del paese la cooperazione degli italiani, pur con alcune difficoltà, ha resistito. Gli italiani, con le loro donazioni, hanno messo a disposizione più risorse della cooperazione pubblica bilaterale e hanno permesso di mantenere viva la presenza dell’Italia. Il dato delle 1500 onlus dedicate alla solidarietà internazionale è del 1999; il prossimo anno, l’ISTAT aggiornerà questo quadro. Non mi preoccupa la proliferazione delle iniziative, si tratta di una caratteristica del nostro Paese. Quello che è importante è creare una dinamica interistituzionale e un dibattito pubblico che, anche grazie a nuove risorse, permetta di aggregare i vari attori, spingendoli a lavorare assieme per una visione condivisa, migliorando anche la qualità delle singole iniziative.
La rappresentanza del mondo non governativo italiano
BandiONG: In un sondaggio su questo tema che abbiamo proposto ai lettori alcuni mesi fa oltre l’87% dei votanti sostengono che sia indispensabile o quantomeno utile una rappresentanza unitaria del mondo non governativo italiano. Lei conosce bene questo ambito e avrà sicuramente presente lo scenario attuale in cui co-esistono diversi soggetti associativi, federativi e gruppi di interesse (Aoi, Cini, Link, i coordinamenti regionali e le federazioni storiche). In diverse occasioni questa frammentazione ha indebolito le capacità del mondo non governativo di portare avanti istanze importanti. Lei cosa ne pensa? Crede che sia utile una rappresentanza unitaria? Perché?
Riccardi: Per quanto riguarda la rappresentanza delle ONG è importante premettere che da qualche anno le ONG hanno avviato un processo aggregativo per cui esistono ormai piattaforme tematiche unitarie, l’ultima di queste è quella europea che dà alle ONG italiane una voce comune. Molti documenti analitici e messaggi alle istituzioni sono frutto di lavoro unitari. Credo che il percorso sia consolidato. Penso che si possa arrivare a una rappresentanza condivisa capace di esprimere portavoce unitari. Sicuramente alle ONG spetta l’onere di coinvolgere anche soggetti fuori dalle rappresentanze, come le onlus di solidarietà, per aumentare la base di legittimità. In questo senso sono certo che anche per il Forum della cooperazione le ONG sapranno dare un messaggio di unità al Paese attraverso un “portavoce unico”.
L’idoneità delle ONG
BandiONG: Ancora un sondaggio proposto ai lettori rileva che l’82% degli operatori ritiene che si debba superare il concetto di idoneità delle ONG concessa ad oggi dalla DGCS per passare a quello di eleggibilità delle organizzazioni rispetto a progetti o programmi precisi.
Lei cosa ne pensa? Verso quale direzione sta lavorando come Ministero?
Riccardi: Le linee guida per l’idoneità sono state recentemente riviste dal comitato direzionale ma solo per un periodo transitorio. C’è ormai largo consenso all’interno della Direzione Generale della cooperazione allo sviluppo e nel mondo dell’ONG che si debba passare verso un meccanismo più flessibile a bandi, differenziati sulla base del livello e relazione di partnership con le ONG. Il modello verso cui tendere è quello europeo. Questa è una richiesta anche della Corte dei Conti.
La riforma della 49 e il Forum
BandiONG: Nelle ultime settimane sono usciti alcuni articoli che hanno sottolineato la peculiarità di una situazione in cui lei lavora per il rilancio della Cooperazione attraverso il Forum e la sua importante consultazione multi-stakeholders mentre in Parlamento è ripreso il percorso di riforma della legge 49/87. Ci spiega la sua posizione su questa faccenda? Hanno ragione gli osservatori a pensare che Governo e Parlamento stanno agendo in questo ambito su binari paralleli?
Riccardi: I due relatori del provvedimento al Senato sono stati invitati e hanno partecipato all’ultima riunione del tavolo interistituzionale per essere aggiornati sui lavori preparatori del Forum. Sono certo che il Parlamento terrà conto dei risultati del Forum, strumento partecipativo multi-attoriale al massimo livello del Sistema-Italia di cooperazione allo sviluppo.
I consigli della community
BandiONG: Pochi giorni dopo la sua nomina abbiamo aperto sul blog il primo dei nostri sondaggi. Chiedevamo agli operatori e volontari di darle dei consigli per il suo futuro impegno da Ministro. Il 64% le suggeriva di lavorare affinché i fondi della cooperazione italiana fossero gestiti con più TRASPARENZA, il 51% le chiedeva di promuovere una SEMPLIFICAZIONE delle procedure, Il 43% avrebbe voluto vedere più COMPETENZA nel sistema della Cooperazione Italiana. Ci può dire se ha avuto modo di occuparsi di uno o più di questi ambiti nei suoi primi nove mesi di lavoro da Ministro? In che modo?
Riccardi: In questo periodo ho lavorato sulla trasparenza, intesa come condivisione delle informazioni e riapertura della concertazione strategica a livello ministeriale ed inter-istituzionale. Sono intervenuto anche al CIPE in sede di presentazione delle relazioni al Parlamento, auspicando un documento unico rispetto all’attuale situazione che prevede le relazioni della DGCS e quella del MEF. Le linee guida 2012-2014 sono state emendate e rese più dettagliate nella parte finanziaria. Entro fine anno credo che sia possibile procedere ad una semplificazione e modifica nelle procedure di attribuzione delle risorse alle ONG. Per quanto riguarda la competenza, qualsiasi istituzione per ben funzionare ha bisogno di personale competente e adeguato da un punto di vista quantitativo e qualitativo.
(intervista a cura di Elias Gerovasi)
giovedì 25 ottobre 2012
La Perugia-Assisi ritorna a Gerusalemme!
L’anno scorso abbiamo marciato da Perugia ad Assisi.
Quest’anno andiamo a Gerusalemme in
Missione di Pace
27 ottobre – 3 novembre 2012
in Israele e Palestina
sulle orme di Giorgio La Pira
a vent’anni dalla scomparsa di padre Ernesto Balducci, maestro di pace
Quest’anno andiamo a Gerusalemme in
Missione di Pace
27 ottobre – 3 novembre 2012
in Israele e Palestina
sulle orme di Giorgio La Pira
a vent’anni dalla scomparsa di padre Ernesto Balducci, maestro di pace
La pace che tante volte abbiamo invocato per Gerusalemme non è ancora arrivata. E i problemi che ieri dovevano essere risolti sono diventati ancora più complicati. Costruire la pace è difficile ma è necessario. L’alternativa è troppo inquietante per essere considerata. Per questo dobbiamo accrescere il nostro impegno di città e cittadini responsabili.
La prima cosa che dobbiamo fare è costruire vicinanza. La vicinanza con chi è vittima di un conflitto senza fine, con chi ci chiede aiuto, con chi sta lottando per esistere e per resistere. La vicinanza consente un altro punto di vista, offre un’altra prospettiva, apre un altro orizzonte. Ci sarà d’aiuto anche per superare la crisi profonda che ci sta travolgendo.
Per questo ti chiediamo di venire “In Missione di Pace” a Gerusalemme, il cuore del conflitto più lungo del nostro tempo, laddove la pace appare più lontana e urgente.
Sarà un viaggio bello e importante, che ci aiuterà a capire e quindi ad agire con maggiore consapevolezza e determinazione. Mentre il mondo sembra cedere alla paralisi e alla rassegnazione, noi cercheremo nuove strade di pace da percorrere insieme. L’anno scorso abbiamo marciato da Perugia ad Assisi. Quest’anno vogliamo tornare a battere le strade della Palestina e di Israele nella convinzione che ogni sforzo di pace in quelle terre avrà una ripercussione sul mondo intero.
Ti chiediamo di venire coinvolgendo la tua città, il tuo Comune e le autorità locali, i tuoi amici, il tuo gruppo, la tua scuola, la tua associazione, la tua parrocchia. Perché accanto all’esperienza personale ci sia anche un’esperienza collettiva. Perché accanto all’IO cresca sempre di più il NOI e la nostra capacità di agire insieme con spirito di solidarietà e condivisione.
Ti chiediamo di fare uno sforzo per coinvolgere i giovani e gli studenti: sarà una di quelle poche esperienze che restano per sempre. Sarà un’occasione speciale di studio e di formazione, di educazione alla cittadinanza planetaria che oggi definisce compiutamente la nostra condizione umana.
Stringeremo le mani di tante vittime dell’ingiustizia. Attraverseremo muri visibili e invisibili. Ascolteremo le voci di tanti costruttori di pace. Visiteremo i luoghi del dolore e della speranza. Rifletteremo sui troppi conflitti aperti, sul futuro della primavera araba e del Mediterraneo, sulla diplomazia delle città e dei popoli, sulle nostre responsabilità di italiani ed europei. Riscopriremo il gusto straordinario della solidarietà e rinnoveremo i nostri progetti di cooperazione. Proveremo a ridare un ordine alle cose, il giusto significato alle parole, nuovo spazio ai valori che contano. Andremo nel punto più basso della Terra per cercare di capire come possiamo uscire dalla crisi epocale in cui siamo precipitati. Sarà un’esperienza unica e indimenticabile.
Se accetti il nostro invito,
se vuoi saperne di più
chiamaci o scrivici:
Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani
via della Viola 1 (06100) Perugia - tel. 075/5722479 - fax 075/5721234
email: medio.oriente@perlapace.it - www.perlapace.it - www.entilocalipace.it
http://www.perlapace.it/index.php?id_article=8213
giovedì 18 ottobre 2012
Gli europei e lo sviluppo, ecco i dati presentati agli EuDevDays 2012
L'85% dei cittadini europei ritiene che l'Europa debba
continuare ad aiutare i paesi in via di sviluppo, nonostante la crisi
economica.
I
risultati sono stati annunciati oggi dal commissario europeo per lo sviluppo
Andris Piebalgs alle Giornate Europee dello Sviluppo (eudevdays 2012).
La
nuova indagine di Eurobarometro sullo sviluppo mostra che il 61% degli europei
è a favore di un aumento degli aiuti contro la povertà. Allo
stesso tempo, il 55% degli europei ritiene che i paesi emergenti in rapida
crescita non dovrebbero più ricevere aiuti. La
maggior parte degli intervistati (61%) ritiene che gli aiuti dovrebbero
concentrarsi sui paesi fragili che hanno subito conflitti o calamità naturali. Gli
Europei vedono un ruolo positivo per il business privato nei paesi in via di
sviluppo, in particolare nella creazione di posti di lavoro (57%).
La sfida del Commissario Piebalgs
Il commissario europeo per lo sviluppo Andris Piebalgs ha commentato: "Sono incoraggiato dal vedere che per la maggior parte degli europei la solidarietà resta un valore profondamente radicato, anche se la loro situazione economica può essere difficile. L'UE è in procinto di decidere il bilancio dei prossimi sette anni e gli europei stanno inviando un chiaro messaggio ai loro governi - il risparmio non deve essere fatto a spese dei più poveri del pianeta, ma esigono garanzie che gli aiuti ai più poveri forniscano risultati visibili. Ciò è in linea con la mia piena volontà di concentrare gli aiuti verso i paesi più in difficoltà e di mettere una crescita inclusiva e dei diritti umani al centro della politica di sviluppo”.
E’ questa la sfida del Commissario agli eudevdays, convincere gli stati membri ad aumentare del 20% il budget degli aiuti europei nella programmazione 2014-2020. Si tratta di convincere i governi europei a canalizzare più fondi attraverso EuropeAid penalizzando la cooperazione nazionale.
La "solidarietà che abbraccia il globo – gli europei e lo sviluppo" la ricerca di Eurobarometro è stata presentata alle Giornate europee dello sviluppo a Bruxelles (16-17 ottobre). Questo evento ha riunito capi di Stato e di governo africani con le istituzioni comunitarie, i ministri dell'UE, i rappresentanti delle istituzioni delle Nazioni Unite, la società civile, il mondo accademico e il settore privato. Le discussioni si sono concentrate sull'agricoltura, la sicurezza alimentare, la protezione sociale e la disuguaglianza e sul controverso ruolo del settore privato nello sviluppo.
Principali tendenze nella UE
La crisi economica non incide pesantemente sulla solidarietà con i poveri. In Spagna il livello di sostegno per aiutare i poveri non è cambiato rispetto allo scorso anno (88%), in Grecia e in Italia il calo è stato minimo (-2 punti percentuali), mentre in Irlanda il sostegno è aumentato di 3 punti percentuali, raggiungendo il 88%. Solo in Portogallo (-10 punti) il calo è notevole.
L'impegno personale degli europei diminuisce. Solo il 44% è disposto a pagare di più per prodotti (ad esempio quelli del commercio equo e solidale 3 punti in meno rispetto al 2011).
L’aumento dei fondi per l’aiuto allo sviluppo ha più sostenitori in Europa nord-occidentale e meno nel Sud-Est Europa. In Svezia, Danimarca e Austria la maggior parte delle persone sono a favore della crescita allo 0,7% del Pil o al di là (80%, 76% e 74% rispettivamente). I paesi con la più grande quantità di persone che vorrebbero ridurre gli aiuti sono: Bulgaria (38%), Slovenia (32%) e Grecia (30%).
Il ruolo del profit
La maggior parte delle persone vedono il ruolo principale del settore privato nello sviluppo in termini di creazione di posti di lavoro (57%) di promozione della crescita economica (42%) o di scambio e sviluppo tecnologico (29%).
L’81% degli intervistati concordano sul fatto che le imprese private abbiano la responsabilità etico-sociale quando investono nei paesi in via di sviluppo. L’87% pensa che donatori come la UE dovrebbe garantire che le società private soddisfino gli standard sociali ed etici nei loro investimenti esteri.
Questo rapporto di Eurobarometro è stato condotto da TNS Opinion & Social tra il 2 giugno e il 17 giugno 2012. Sono stati intervistati 26.622 europei, di cui 1026 italiani.
http://bandiong.blogspot.it/2012/10/news-gli-europei-e-lo-sviluppo-ecco-i.html#more
I
risultati sono stati annunciati oggi dal commissario europeo per lo sviluppo
Andris Piebalgs alle Giornate Europee dello Sviluppo (eudevdays 2012).
La
nuova indagine di Eurobarometro sullo sviluppo mostra che il 61% degli europei
è a favore di un aumento degli aiuti contro la povertà. Allo
stesso tempo, il 55% degli europei ritiene che i paesi emergenti in rapida
crescita non dovrebbero più ricevere aiuti. La
maggior parte degli intervistati (61%) ritiene che gli aiuti dovrebbero
concentrarsi sui paesi fragili che hanno subito conflitti o calamità naturali. Gli
Europei vedono un ruolo positivo per il business privato nei paesi in via di
sviluppo, in particolare nella creazione di posti di lavoro (57%).
L'81% si
aspetta però che le società straniere soddisfino standard morali ed
etici quando investono. Una
maggioranza del 53% vede la corruzione come il principale ostacolo che blocca
lo sviluppo nei paesi poveri. Tuttavia,
solo il 44% sarebbe disposto a spendere più soldi per comprare i prodotti che
supportano lo sviluppo (quelli del commercio equo e solidale).
La sfida del Commissario Piebalgs
Il commissario europeo per lo sviluppo Andris Piebalgs ha commentato: "Sono incoraggiato dal vedere che per la maggior parte degli europei la solidarietà resta un valore profondamente radicato, anche se la loro situazione economica può essere difficile. L'UE è in procinto di decidere il bilancio dei prossimi sette anni e gli europei stanno inviando un chiaro messaggio ai loro governi - il risparmio non deve essere fatto a spese dei più poveri del pianeta, ma esigono garanzie che gli aiuti ai più poveri forniscano risultati visibili. Ciò è in linea con la mia piena volontà di concentrare gli aiuti verso i paesi più in difficoltà e di mettere una crescita inclusiva e dei diritti umani al centro della politica di sviluppo”.
E’ questa la sfida del Commissario agli eudevdays, convincere gli stati membri ad aumentare del 20% il budget degli aiuti europei nella programmazione 2014-2020. Si tratta di convincere i governi europei a canalizzare più fondi attraverso EuropeAid penalizzando la cooperazione nazionale.
La "solidarietà che abbraccia il globo – gli europei e lo sviluppo" la ricerca di Eurobarometro è stata presentata alle Giornate europee dello sviluppo a Bruxelles (16-17 ottobre). Questo evento ha riunito capi di Stato e di governo africani con le istituzioni comunitarie, i ministri dell'UE, i rappresentanti delle istituzioni delle Nazioni Unite, la società civile, il mondo accademico e il settore privato. Le discussioni si sono concentrate sull'agricoltura, la sicurezza alimentare, la protezione sociale e la disuguaglianza e sul controverso ruolo del settore privato nello sviluppo.
Principali tendenze nella UE
La crisi economica non incide pesantemente sulla solidarietà con i poveri. In Spagna il livello di sostegno per aiutare i poveri non è cambiato rispetto allo scorso anno (88%), in Grecia e in Italia il calo è stato minimo (-2 punti percentuali), mentre in Irlanda il sostegno è aumentato di 3 punti percentuali, raggiungendo il 88%. Solo in Portogallo (-10 punti) il calo è notevole.
L'impegno personale degli europei diminuisce. Solo il 44% è disposto a pagare di più per prodotti (ad esempio quelli del commercio equo e solidale 3 punti in meno rispetto al 2011).
L’aumento dei fondi per l’aiuto allo sviluppo ha più sostenitori in Europa nord-occidentale e meno nel Sud-Est Europa. In Svezia, Danimarca e Austria la maggior parte delle persone sono a favore della crescita allo 0,7% del Pil o al di là (80%, 76% e 74% rispettivamente). I paesi con la più grande quantità di persone che vorrebbero ridurre gli aiuti sono: Bulgaria (38%), Slovenia (32%) e Grecia (30%).
Il ruolo del profit
La maggior parte delle persone vedono il ruolo principale del settore privato nello sviluppo in termini di creazione di posti di lavoro (57%) di promozione della crescita economica (42%) o di scambio e sviluppo tecnologico (29%).
L’81% degli intervistati concordano sul fatto che le imprese private abbiano la responsabilità etico-sociale quando investono nei paesi in via di sviluppo. L’87% pensa che donatori come la UE dovrebbe garantire che le società private soddisfino gli standard sociali ed etici nei loro investimenti esteri.
Questo rapporto di Eurobarometro è stato condotto da TNS Opinion & Social tra il 2 giugno e il 17 giugno 2012. Sono stati intervistati 26.622 europei, di cui 1026 italiani.
http://bandiong.blogspot.it/2012/10/news-gli-europei-e-lo-sviluppo-ecco-i.html#more
martedì 16 ottobre 2012
Discorso di chiusura del Forum sulla cooperazione
Forum sulla Cooperazione
Andrea Riccardi
Muovi l’Italia, cambia il mondo, cambiamo il mondo
Milano, 2 ottobre 2012
Signor ministro, Cari amici,
abbiamo passato due giorni importanti a confrontarci, a discutere attorno all’idea dell’attualità della cooperazione e del ruolo dell’Italia nel mondo. Il mondo della cooperazione non si sentiva troppo bene: mi viene in mente la battuta di Woody Allen “Dio è morto, Marx è morto e nemmeno io mi sento troppo bene”. Riduzione dell’aiuto pubblico, isolamento, accentuazione delle diversità, concentrazione sul nostro agire, frammentazione, silenzio della politica. Sì, attorno alla cooperazione c’è stato molto silenzio della politica e dei partiti: la cooperazione allo sviluppo – secondo Open polis- è scesa al duecentoduesimo posto nella classifica dei 1.100 argomenti monitorati nei dibattiti parlamentari. E fuori dalle aule parlamentari non andava meglio. Un silenzio pesante che tradiva disinteresse. Le vere preoccupazioni sembravano stare altrove.
Molti nel mondo della cooperazione si sono illusi che fosse possibile lavorare da soli, senza coltivare un rapporto con il Paese. Non basta essere dalla parte del giusto, come credo. Aveva ragione un grande maestro, quale fu Lorenzo Milani: aver ragione in due o tre e il resto niente è una gran tristezza!
Ma in questo Forum abbiamo rotto il silenzio. Autorevoli interventi, come quelli del Presidente Monti, l’attenzione di tanti, l’interesse della stampa e dei media mostrano che l’Italia non è insensibile alla cooperazione. Abbiamo ascoltato il ministro Grilli, che ci ha confermato come la situazione è molto critica da anni: in questi giorni non è avvenuto un miracolo, ma non abbiamo nemmeno celebrato il funerale. Da oggi, non si potrà più dire che è materia residuale priva di interesse. Questi due giorni consegnano una smentita e una verità: la cooperazione interessa l’Italia, come il messaggio del Presidente della Repubblica ha ben dimostrato. Non è solo un atto di generosità, ma una convinzione culturale e politica che si sta maturando: se l’Italia non coopera, non si muove; un’Italia che non coopera, declina, perché la cooperazione è un indice importante dell’estroversione internazionale del nostro paese.
Questa non è solo la cooperazione dell’una o dell’altra organizzazione, ma è la cooperazione italiana. La vostra numerosa partecipazione, ieri massiccia, di popolo, tanto che si è parlato del
popolo della cooperazione; oggi più elitaria, mostra un rifiorire di passione civile per un’Italia
solidale, simpatica, coinvolta, sugli scenari più difficili del mondo globalizzato. Ma non è stato solo
un evento di passione. Sono rimasto colpito dalla preparazione di molti. I papers, interessanti, hanno
ispirato varie proposizione del chair’s summary, che raccoglie le indicazioni del lavoro di
preparazione. Passione, ma anche intelligenza e concretezza... La vostra passione civile può essere
comunicata ai nostri concittadini, che possono vedere quella globalizzazione che avvicina popoli e
paesi, non come un fatto minaccioso, ma come un’opportunità o almeno una realtà del nostro
tempo. La cooperazione offre agli italiani la possibilità di partecipare da lontano, di sostenere, di
appassionarsi a pezzi di mondo. C’è un grande spazio per il sostegno a distanza. C’è spazio per la
partecipazione politica, affettiva, attiva. Sì, chi coopera, chi sostiene, chi segue, crea una rete
attraverso cui è possibile vivere la globalizzazione in modo diretto. Così la globalizzazione diventa
amica, non invasiva, non estranea, troppo grossa per uomini e donne di un piccolo ambiente. Io
credo che la cooperazione possa aiutare l’Italia a non avere paura del mondo, ma anzi a
simpatizzare con il mondo. Però, cari amici, bisogna narrare di più, in modo meno gergale, la
cooperazione vissuta agli italiani. Un messaggio: questo mondo, grande, terribile, bello e
drammatico, pieno di opportunità, è il nostro mondo, non ci invade, non ci fa male.
Ieri ha detto molto bene Rossella Urru: sento oggi la cooperazione più familiare. Ho inteso quelle parole come la ricompensa del mio lavoro di questi mesi. E i miei collaboratori le hanno sentite così, come me. Colgo anche l’occasione per ringraziarli per il loro grande impegno in questi giorni. La cooperazione deve diventare più familiare agli italiani. Perché è giusto (ce lo ha detto ieri con grande efficacia Marguerite Barankitse, vedendo la cooperazione dal Sud del mondo). La cooperazione deve tornare più familiare nel senso molteplice di questa parola. Perché è nei nostri cromosomi. Perché è anche un interesse del nostro paese. Sono stato colpito dalla convergenza su questa convinzione. Solidarietà e interesse camminano insieme, non dobbiamo avere paura.
Avete investito tempo e risorse in questi due giorni, molti hanno viaggiato da lontano. Ringrazio tutte le amministrazioni, in particolare il Ministero degli Affari Esteri, quello dell’Economia e Finanze e quello dell’Ambiente, impegnate nella preparazione e organizzazione, mettendo in gioco la separatezza. Un ringraziamento a coloro che lavorano nelle ONG, ai cooperanti, e ai giovani, che s’interrogano sulla cooperazione e sul futuro che vogliamo. Voi siete il capitale umano, la risorsa indispensabile che non può restare invisibile in un Paese sfidato dalla globalizzazione. Voci giovani che al Paese fa bene ascoltare. Sì, ascoltare e parlare in questo Forum mostra come gli italiani abbiano voglia di parlare di politica in senso vero (e non è politica il posizionamento del loro paese nel mondo?): l’Italia non è il regno dell’apatia, del disinteresse, dell’antipolitica, ma domanda politica e vuole parlare di politica.
Ieri ha detto molto bene Rossella Urru: sento oggi la cooperazione più familiare. Ho inteso quelle parole come la ricompensa del mio lavoro di questi mesi. E i miei collaboratori le hanno sentite così, come me. Colgo anche l’occasione per ringraziarli per il loro grande impegno in questi giorni. La cooperazione deve diventare più familiare agli italiani. Perché è giusto (ce lo ha detto ieri con grande efficacia Marguerite Barankitse, vedendo la cooperazione dal Sud del mondo). La cooperazione deve tornare più familiare nel senso molteplice di questa parola. Perché è nei nostri cromosomi. Perché è anche un interesse del nostro paese. Sono stato colpito dalla convergenza su questa convinzione. Solidarietà e interesse camminano insieme, non dobbiamo avere paura.
Avete investito tempo e risorse in questi due giorni, molti hanno viaggiato da lontano. Ringrazio tutte le amministrazioni, in particolare il Ministero degli Affari Esteri, quello dell’Economia e Finanze e quello dell’Ambiente, impegnate nella preparazione e organizzazione, mettendo in gioco la separatezza. Un ringraziamento a coloro che lavorano nelle ONG, ai cooperanti, e ai giovani, che s’interrogano sulla cooperazione e sul futuro che vogliamo. Voi siete il capitale umano, la risorsa indispensabile che non può restare invisibile in un Paese sfidato dalla globalizzazione. Voci giovani che al Paese fa bene ascoltare. Sì, ascoltare e parlare in questo Forum mostra come gli italiani abbiano voglia di parlare di politica in senso vero (e non è politica il posizionamento del loro paese nel mondo?): l’Italia non è il regno dell’apatia, del disinteresse, dell’antipolitica, ma domanda politica e vuole parlare di politica.
Ieri sono rimasto ammirato dal dibattito dei gruppi di lavoro, forse troppo brevi. Come Ministro
dell’Integrazione ringrazio anche agli amici delle oltre cinquanta associazioni di migranti: siete
forse più di tutti voi il volto della globalizzazione nel nostro paese. Sono state fatte interessanti
proposte riguardo al ruolo di ponte che gli immigrati possono avere, ma bisognerà, cari amici, che
maturi in questo paese una coscienza positiva del valore dell’immigrazione se il nostro paese vuole
crescere. Sono già intervenuto sulla diminuzione dell’imposta sulle rimesse: almeno questo governo
un’imposta l’ha tolta! Ringrazio il ministro Grilli per il suo rigoroso lavoro. Anzi, colgo l’occasione
per mostrargli la mia simpatia e dire quanto mi dispiace l’aggressività mostrata da alcuni nei suoi
confronti.
Sono rimasto molto colpito dall’attiva partecipazione alla discussione di ieri. Abbiamo cercato di riassumerla nel chair’s summary. L‘entusiasmo di tutti è forse la dimostrazione più evidente che la cooperazione internazionale ha un posto se riesce ad attrarre tutta questa energia e passione. Nessuno detiene il monopolio del buono. Siamo stati un laboratorio di un linguaggio nuovo, in grado di muovere e interloquire. Non c’è chi detiene il monopolio del buono né bacchette magiche per i nostri problemi. Tuttavia esiste una forza inventiva –e se volete di artigianale eccellenza- della cooperazione che è elemento propulsore d’innovazione. Abbiamo cominciato a capirci di più, perché la crisi ci ha obbligato a ricercare la collaborazione, a pensare di più ed esigere meno. La molteplicità non dev’essere dispersione. La frammentazione non preserva l’originalità, ma la disperde. Ci vuole sinergia. Una visione comune ci connette alla proiezione dell’Italia e all’Europa. L’Europa come elemento orientativo imprescindibile. Non parlo di un coordinamento ma di una condivisione delle linee strategiche.
Ringrazio i nostri partner dell’UE, delle Nazioni Unite, i partner internazionali che ci hanno aiutato a capire quanto l’assenza del nostro paese è un vuoto. Quello che a noi pare talvolta poco rilevante è invece importante, se visto da fuori. C’è un’originalità italiana. Si tratta della capacità italiana di avviare relazioni di partenariato più paritarie, ispirate dalla necessità reciproca, con la capacità d’introdurre novità, carica –permettetemelo- di quella simpatia espressiva di un umanesimo che resiste anche in tempi di crisi. Abbiamo la forza di costruire partenariati basati sui territori –e ringrazio anche per la collaborazione delle regioni, provincie e comuni- che determinano vere relazioni d’amicizia. Siamo riconosciuti sotto tanti aspetti, per il nostro sistema d’integrazione della disabilità, per la tutela dei diritti dell’infanzia, la valorizzazione dell’agricoltura locale, per la trasformazione alimentare, per il restauro del patrimonio culturale, per l’apporto alla crescita della scuola, il sostegno al decentramento locale e la prevenzione dei disastri naturali.
C’è una grande sfida democratica. Bisogna uscire dal paternalismo, ma aiutare a costruire istituzioni forti, aiutare a costruire la libertà di uomini, ma soprattutto di donne, libertà dal bisogno e dall’arbitrio. Rispondendo alla domanda “Cos’è la cooperazione internazionale, negli anni della grande recessione?” dico: bisogna uscire da una psicologia sindacale, mi perdoni Bonanni. Il Forum deve continuare, tenendo aperto uno spazio virtuale di dibattito e di indicazioni, nutrendo una visione geopolitica e di priorità da condividere, in cui liberamente possono e si debbono inquadrare, in maniera qualificata, differenti progetti. Non si può andare per il mondo in ordine sparso. Abbiamo la responsabilità di cercare con voi priorità geografiche e tematiche. I mille passi della cooperazione italiana debbono provare a camminare di più insieme, per fare la differenza nei paesi dove lavoriamo. Ci sono sfide su cui operare, l’ha detto anche il ministro Grilli, come quella della creazione di posti di lavoro –hanno notato molti- nel mondo arabo mediterraneo per i giovani. C’è la sfida del rafforzamento delle istituzioni in paesi fragili. C’è l’impegno per rendere meno precaria la pace in alcune regioni. Mi fa piacere che in questi giorni sia stato ricordato più volte il Mozambico. Non dimentichiamolo: la guerra (e tanti paesi del Sud l’hanno vissuta) è la madre di tutte le povertà. La sicurezza in un mondo globalizzato è la nostra sicurezza. C’è la violenza delle nuove mafie, come le maras, che attanaglia interi paesi. Potrei continuare. Ma il Forum deve continuare e le nostre strutture debbono essere per la cooperazione un luogo amico di suggerimento, ascolto, indicazione, recezione. Ma anche dobbiamo avere il coraggio della valutazione trasparente delle singole intraprese, senza cui non si ragiona concretamente, si favorisce lo sperpero o l’autoreferenzialità. Ci vuole un organismo di valutazione autonomo e obiettivo. Ci saranno proposte concrete nel sommario - voglio citare l’interessante discussione sugli interventi umanitari e l’emergenza - ma il Forum continua sul virtuale e lo spirito del Forum si realizza in uno sforzo culturale e professionale.
Sono rimasto molto colpito dall’attiva partecipazione alla discussione di ieri. Abbiamo cercato di riassumerla nel chair’s summary. L‘entusiasmo di tutti è forse la dimostrazione più evidente che la cooperazione internazionale ha un posto se riesce ad attrarre tutta questa energia e passione. Nessuno detiene il monopolio del buono. Siamo stati un laboratorio di un linguaggio nuovo, in grado di muovere e interloquire. Non c’è chi detiene il monopolio del buono né bacchette magiche per i nostri problemi. Tuttavia esiste una forza inventiva –e se volete di artigianale eccellenza- della cooperazione che è elemento propulsore d’innovazione. Abbiamo cominciato a capirci di più, perché la crisi ci ha obbligato a ricercare la collaborazione, a pensare di più ed esigere meno. La molteplicità non dev’essere dispersione. La frammentazione non preserva l’originalità, ma la disperde. Ci vuole sinergia. Una visione comune ci connette alla proiezione dell’Italia e all’Europa. L’Europa come elemento orientativo imprescindibile. Non parlo di un coordinamento ma di una condivisione delle linee strategiche.
Ringrazio i nostri partner dell’UE, delle Nazioni Unite, i partner internazionali che ci hanno aiutato a capire quanto l’assenza del nostro paese è un vuoto. Quello che a noi pare talvolta poco rilevante è invece importante, se visto da fuori. C’è un’originalità italiana. Si tratta della capacità italiana di avviare relazioni di partenariato più paritarie, ispirate dalla necessità reciproca, con la capacità d’introdurre novità, carica –permettetemelo- di quella simpatia espressiva di un umanesimo che resiste anche in tempi di crisi. Abbiamo la forza di costruire partenariati basati sui territori –e ringrazio anche per la collaborazione delle regioni, provincie e comuni- che determinano vere relazioni d’amicizia. Siamo riconosciuti sotto tanti aspetti, per il nostro sistema d’integrazione della disabilità, per la tutela dei diritti dell’infanzia, la valorizzazione dell’agricoltura locale, per la trasformazione alimentare, per il restauro del patrimonio culturale, per l’apporto alla crescita della scuola, il sostegno al decentramento locale e la prevenzione dei disastri naturali.
C’è una grande sfida democratica. Bisogna uscire dal paternalismo, ma aiutare a costruire istituzioni forti, aiutare a costruire la libertà di uomini, ma soprattutto di donne, libertà dal bisogno e dall’arbitrio. Rispondendo alla domanda “Cos’è la cooperazione internazionale, negli anni della grande recessione?” dico: bisogna uscire da una psicologia sindacale, mi perdoni Bonanni. Il Forum deve continuare, tenendo aperto uno spazio virtuale di dibattito e di indicazioni, nutrendo una visione geopolitica e di priorità da condividere, in cui liberamente possono e si debbono inquadrare, in maniera qualificata, differenti progetti. Non si può andare per il mondo in ordine sparso. Abbiamo la responsabilità di cercare con voi priorità geografiche e tematiche. I mille passi della cooperazione italiana debbono provare a camminare di più insieme, per fare la differenza nei paesi dove lavoriamo. Ci sono sfide su cui operare, l’ha detto anche il ministro Grilli, come quella della creazione di posti di lavoro –hanno notato molti- nel mondo arabo mediterraneo per i giovani. C’è la sfida del rafforzamento delle istituzioni in paesi fragili. C’è l’impegno per rendere meno precaria la pace in alcune regioni. Mi fa piacere che in questi giorni sia stato ricordato più volte il Mozambico. Non dimentichiamolo: la guerra (e tanti paesi del Sud l’hanno vissuta) è la madre di tutte le povertà. La sicurezza in un mondo globalizzato è la nostra sicurezza. C’è la violenza delle nuove mafie, come le maras, che attanaglia interi paesi. Potrei continuare. Ma il Forum deve continuare e le nostre strutture debbono essere per la cooperazione un luogo amico di suggerimento, ascolto, indicazione, recezione. Ma anche dobbiamo avere il coraggio della valutazione trasparente delle singole intraprese, senza cui non si ragiona concretamente, si favorisce lo sperpero o l’autoreferenzialità. Ci vuole un organismo di valutazione autonomo e obiettivo. Ci saranno proposte concrete nel sommario - voglio citare l’interessante discussione sugli interventi umanitari e l’emergenza - ma il Forum continua sul virtuale e lo spirito del Forum si realizza in uno sforzo culturale e professionale.
La presenza locale ha bisogno di un punto di riferimento: non dobbiamo più chiudere alcun ufficio
di cooperazione per non mortificare gli sforzi che stiamo facendo per fare sistema. Sono contento
della riapertura di quello in Burkina Faso. Anzi, dobbiamo aprirne degli altri, magari in maniera
leggera, che siano presidi efficaci della nostra comune presenza in aree di crisi o di sviluppo. Non
più moltiplicazioni, ma valorizzazione di chi è veramente utile.
L’idea di futuro del mondo è legata al vivere insieme, alla molteplicità. In un mondo in cui i diversi convivono sempre più vicini e talvolta confliggono, la cooperazione può fare la differenza, prevenire, aiutare, creare nuovi ambienti. Abbiamo le carte in regola per valorizzare quello che sappiamo fare, elementi dello stile italiano, sensibilità, know how.
Non dobbiamo appesantire. Il Tavolo Interistituzionale funzionerà come una consulta. Ci vuole un impegno realistico dell’Italia per lo stanziamento di risorse pubbliche per lo sviluppo. Dobbiamo essere responsabili, ma l’Italia deve poter contare anche su altro: sul privato e sulla società. E’ vero che un euro che cresce è un euro che entra, ma dobbiamo valorizzare la gratuità come leva per dare un’anima al mondo. Lo ha suggerito anche Graziano Delrio. La cooperazione, quindi, come educazione a una cittadinanza globale.
Tutti siamo d’accordo che c’è bisogno di una profonda riforma istituzionale nell’assetto di cooperazione. Ma non mi voglio dilungare su questo. Se la cooperazione internazionale è la proiezione esterna dell’Italia, allora credo che debba stare allo stesso livello delle altre politiche, come è avvenuto con questo governo. Siamo in scadenza di legislatura, con tempi stretti, in un momento in cui le esigenze d’innovazione istituzionale si scontrano con i limiti della spesa. Quella della cooperazione è una grande riforma d’identità del Paese, che deve essere condivisa tra la gente. Su questo tema il mio contributo è che l’esistenza di un Ministro della Cooperazione internazionale è un vero strumento istituzionale per ottenere che la cooperazione sia una politica a sé stante. Solo un tale Ministro ha la capacità di facilitare il dialogo tra le varie componenti e i molteplici attori della cooperazione per portare tutto il sistema a coerenza.
L’idea di futuro del mondo è legata al vivere insieme, alla molteplicità. In un mondo in cui i diversi convivono sempre più vicini e talvolta confliggono, la cooperazione può fare la differenza, prevenire, aiutare, creare nuovi ambienti. Abbiamo le carte in regola per valorizzare quello che sappiamo fare, elementi dello stile italiano, sensibilità, know how.
Non dobbiamo appesantire. Il Tavolo Interistituzionale funzionerà come una consulta. Ci vuole un impegno realistico dell’Italia per lo stanziamento di risorse pubbliche per lo sviluppo. Dobbiamo essere responsabili, ma l’Italia deve poter contare anche su altro: sul privato e sulla società. E’ vero che un euro che cresce è un euro che entra, ma dobbiamo valorizzare la gratuità come leva per dare un’anima al mondo. Lo ha suggerito anche Graziano Delrio. La cooperazione, quindi, come educazione a una cittadinanza globale.
Tutti siamo d’accordo che c’è bisogno di una profonda riforma istituzionale nell’assetto di cooperazione. Ma non mi voglio dilungare su questo. Se la cooperazione internazionale è la proiezione esterna dell’Italia, allora credo che debba stare allo stesso livello delle altre politiche, come è avvenuto con questo governo. Siamo in scadenza di legislatura, con tempi stretti, in un momento in cui le esigenze d’innovazione istituzionale si scontrano con i limiti della spesa. Quella della cooperazione è una grande riforma d’identità del Paese, che deve essere condivisa tra la gente. Su questo tema il mio contributo è che l’esistenza di un Ministro della Cooperazione internazionale è un vero strumento istituzionale per ottenere che la cooperazione sia una politica a sé stante. Solo un tale Ministro ha la capacità di facilitare il dialogo tra le varie componenti e i molteplici attori della cooperazione per portare tutto il sistema a coerenza.
Questi due giorni ci hanno proiettato nel futuro. Le forze politiche che si candidano a governare
questo paese non potranno ignorare la cooperazione come politica centrale. Non si tratta solo di
opzioni sul bilancio ma di scelte che comprendano tutte le politiche di proiezione esterna e che
abbiano impatto sulla pace, la democrazia e i diritti umani. Si tratta di una questione essenziale: gli
italiani devono poter conoscere e scegliere quale sia il ruolo del loro Paese nel mondo della
globalizzazione. Per tali motivi serve un luogo di sintesi politica precipua della cooperazione.
Questo Forum è nato dall’invito fatto da un Ministro, ma la risposta è stata così forte che direi che
quasi vi siete autoconvocati. Del resto per tutta la mattina di ieri siamo stati nella top trend di
twitter, mostrando l’interesse per questo tema da parte dei giovani, non della terza età. Il mio invito
è che queste più di mille persone non smettano di pensare e possano continuare a sentirsi un
“popolo” che scuote il paese e che - con la forza dei numeri, delle idee e dei fatti - obbliga le
istituzioni ad una maggiore attenzione al tema. La mia proposta è questa: riconvochiamoci tra due
anni, magari in una città del Sud, durante il semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea, e
nel frattempo manteniamo questo entusiasmo.
L’ho già detto, siete l’Italia migliore. Il mondo e, in questo momento, soprattutto l’Italia, hanno bisogno di voi, di un’Italia simpatica, cooperante e coraggiosa. Grazie a tutti voi.
L’ho già detto, siete l’Italia migliore. Il mondo e, in questo momento, soprattutto l’Italia, hanno bisogno di voi, di un’Italia simpatica, cooperante e coraggiosa. Grazie a tutti voi.
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