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martedì 27 novembre 2012

Com'è nato il deserto (leggenda araba)

 


Molti secoli fa la terra era verde e fresca. Era percorsa da migliaia di ruscelli, gli alberi erano ricchi d’ogni genere di frutta e gli uomini, che ignoravano il male e non conoscevano la guerra, vivevano felici. Allah aveva detto agli uomini: “Questo bel giardino è vostro e vostri sono i suoi frutti. Dovete però agire sempre con giustizia, altrimenti lascerò cadere un granello di sabbia sulla terra per ogni vostra azione malvagia e un giorno questo verde potrebbe anche sparire”.
Per molto tempo gli uomini si ricordarono di questo monito. Ma un brutto giorno due uomini, che si contendevano il possesso di un cammello, litigarono. Appena fu pronunciata la prima parolaccia, Allah fece cadere sulla terra un granello di sabbia così minuscolo che nessuno se ne accorse.
Ben presto i due litiganti vennero alle mani; allora gli uomini si accorsero che si stava lentamente accumulando un mucchietto di sabbia.
Chiesero perciò ad Allah di cosa si trattasse e Allah rispose che era il risultato della loro cattiveria e ricordò loro il suo monito: ogni volta che un uomo commetteva una cattiva azione, un granello di sabbia scendeva ad aggiungersi agli altri e forse un giorno la sabbia avrebbe coperto la terra.
Gli uomini si misero a ridere e pensarono: “Anche se fossimo estremamente cattivi, ci vorrebbero milioni di anni prima che questa polvere leggera copra la nostra terra e ci possa danneggiare”.
Così iniziarono a combattere gli uni contro gli altri, tribù contro tribù, finché la sabbia seppellì campi e pascoli, cancellò i ruscelli e spinse le bestie lontano in cerca di cibo. In questo modo nacque il deserto e da allora le tribù vagarono tra le dune, vivendo in tende, aiutate solo dai cammelli per i lunghi spostamenti, e si portarono nel cuore l’immagine della terra perduta.
Anzi, perché non dimenticassero Allah volle che ogni tanto si presentasse ai loro occhi l’immagine delle piante e delle acque scomparse. Per questo chi cammina nel deserto, vede talvolta cose che non ci sono ma, quando tende le braccia per toccarle, la visione svanisce. Sono come i sogni ad occhi ad aperti e la gente li chiama miraggi.
Solo dove gli uomini hanno osservato le leggi di Allah ci sono ancora ruscelli e palmeti, e la sabbia non può cancellarli ma li circonda come il mare circonda l’isola. Questi luoghi si chiamano oasi e là gli uomini si fermano per trovare acqua, cibo, riposo ricordando le parole di Allah: “Non trasformate il mio mondo verde in un deserto infinito”.
Fonte: arab.it (adattato)
 
 
http://ww2.raccontidifata.com/2012/09/come-nato-il-deserto-leggenda-araba.html

venerdì 23 novembre 2012

Intervista esclusiva di BandiONG al Ministro Andrea Riccardi

In questi mesi ci siamo posti tante domande su come funziona e potrà funzionare in futuro la cooperazione in Italia. Attraverso i sondaggi abbiamo sentito direttamente l’opinione della community degli operatori e volontari del settore, un’opinione sempre più consapevole grazie agli approfondimenti e allo scambio d’informazioni che anche questo blog sta mettendo in moto. Un nuovo modo per far sentire l’opinione di molti e metterla a disposizione di chi ci rappresenta da anni (o decenni) nelle sedi istituzionali e che spesso non consulta nessuno.
Abbiamo chiesto al Ministro Andrea Riccardi di rispondere alle stesse domande che ci siamo posti per capire che sintonia ci possa essere e cosa abbia in mente per rilanciare e rinnovare la cooperazione italiana.

La cooperazione in tempi di crisi

BandiONG: Secondo dati Istat di alcuni anni fa in Italia ci sono circa 250 Ong e almeno 1500 associazioni e gruppi che si occupano di cooperazione e solidarietà internazionale. Il lavoro del nostro blog, rivolto a tutte le persone interessate a vario titolo (lavorativo e/o volontario) alla cooperazione, ci mostra numeri sorprendenti e una miriade di realtà sparse per il paese. La crisi economica generalizzata e la riduzione progressiva dell’investimento pubblico sulla cooperazione sta mettendo a dura prova questo tessuto di società civile. Per alcuni osservatori l’esistenza di così tante realtà è un valore aggiunto nel contesto italiano e rappresenta una storia di successo per altri è il motivo principale della crisi del settore e della difficoltà di rilanciare la cooperazione in Italia. Lei cosa ne pensa? Percepisce il valore aggiunto o la criticità?

Riccardi: La diversità e la pluralità dell’associazionismo della solidarietà internazionale italiana sono una ricchezza. La “cooperazione popolare” ha permesso la nascita di una mobilitazione che ha portato all’istituzionalizzazione della politica pubblica di cooperazione. In questi anni di disinvestimento e d’introversione del paese la cooperazione degli italiani, pur con alcune difficoltà, ha resistito. Gli italiani, con le loro donazioni, hanno messo a disposizione più risorse della cooperazione pubblica bilaterale e hanno permesso di mantenere viva la presenza dell’Italia. Il dato delle 1500 onlus dedicate alla solidarietà internazionale è del 1999; il prossimo anno, l’ISTAT aggiornerà questo quadro. Non mi preoccupa la proliferazione delle iniziative, si tratta di una caratteristica del nostro Paese. Quello che è importante è creare una dinamica interistituzionale e un dibattito pubblico che, anche grazie a nuove risorse, permetta di aggregare i vari attori, spingendoli a lavorare assieme per una visione condivisa, migliorando anche la qualità delle singole iniziative.


La rappresentanza del mondo non governativo italiano

BandiONG: In un sondaggio su questo tema che abbiamo proposto ai lettori alcuni mesi fa oltre l’87% dei votanti sostengono che sia indispensabile o quantomeno utile una rappresentanza unitaria del mondo non governativo italiano. Lei conosce bene questo ambito e avrà sicuramente presente lo scenario attuale in cui co-esistono diversi soggetti associativi, federativi e gruppi di interesse (Aoi, Cini, Link, i coordinamenti regionali e le federazioni storiche). In diverse occasioni questa frammentazione ha indebolito le capacità del mondo non governativo di portare avanti istanze importanti. Lei cosa ne pensa? Crede che sia utile una rappresentanza unitaria? Perché?

Riccardi: Per quanto riguarda la rappresentanza delle ONG è importante premettere che da qualche anno le ONG hanno avviato un processo aggregativo per cui esistono ormai piattaforme tematiche unitarie, l’ultima di queste è quella europea che dà alle ONG italiane una voce comune. Molti documenti analitici e messaggi alle istituzioni sono frutto di lavoro unitari. Credo che il percorso sia consolidato. Penso che si possa arrivare a una rappresentanza condivisa capace di esprimere portavoce unitari. Sicuramente alle ONG spetta l’onere di coinvolgere anche soggetti fuori dalle rappresentanze, come le onlus di solidarietà, per aumentare la base di legittimità. In questo senso sono certo che anche per il Forum della cooperazione le ONG sapranno dare un messaggio di unità al Paese attraverso un “portavoce unico”.


L’idoneità delle ONG

BandiONG: Ancora un sondaggio proposto ai lettori rileva che l’82% degli operatori ritiene che si debba superare il concetto di idoneità delle ONG concessa ad oggi dalla DGCS per passare a quello di eleggibilità delle organizzazioni rispetto a progetti o programmi precisi.
Lei cosa ne pensa? Verso quale direzione sta lavorando come Ministero?

Riccardi:  Le linee guida per l’idoneità sono state recentemente riviste dal comitato direzionale ma solo per un periodo transitorio. C’è ormai largo consenso all’interno della Direzione Generale della cooperazione allo sviluppo e nel mondo dell’ONG che si debba passare verso un meccanismo più flessibile a bandi, differenziati sulla base del livello e relazione di partnership con le ONG. Il modello verso cui tendere è quello europeo. Questa è una richiesta anche della Corte dei Conti.


La riforma della 49 e il Forum

BandiONG: Nelle ultime settimane sono usciti alcuni articoli che hanno sottolineato la peculiarità di una situazione in cui lei lavora per il rilancio della Cooperazione attraverso il Forum e la sua importante consultazione multi-stakeholders mentre in Parlamento è ripreso il percorso di riforma della legge 49/87. Ci spiega la sua posizione su questa faccenda? Hanno ragione gli osservatori a pensare che Governo e Parlamento stanno agendo in questo ambito su binari paralleli?

Riccardi: I due relatori del provvedimento al Senato sono stati invitati e hanno partecipato all’ultima riunione del tavolo interistituzionale  per essere aggiornati sui lavori preparatori del Forum. Sono certo che il Parlamento terrà conto dei risultati del Forum, strumento partecipativo multi-attoriale al massimo livello del Sistema-Italia di cooperazione allo sviluppo.


I consigli della community

BandiONG: Pochi giorni dopo la sua nomina abbiamo aperto sul blog il primo dei nostri sondaggi. Chiedevamo agli operatori e volontari di darle dei consigli per il suo futuro impegno da Ministro. Il 64% le suggeriva di lavorare affinché i fondi della cooperazione italiana fossero gestiti con più TRASPARENZA, il 51% le chiedeva di promuovere una SEMPLIFICAZIONE delle procedure, Il 43% avrebbe voluto vedere più COMPETENZA nel sistema della Cooperazione Italiana. Ci può dire se ha avuto modo di occuparsi di uno o più di questi ambiti nei suoi primi nove mesi di lavoro da Ministro? In che modo?

Riccardi: In questo periodo ho lavorato sulla trasparenza, intesa come condivisione delle informazioni e riapertura della concertazione strategica a livello ministeriale ed inter-istituzionale. Sono intervenuto anche al CIPE in sede di presentazione delle relazioni al Parlamento, auspicando un documento unico rispetto all’attuale situazione che prevede le relazioni della DGCS e quella del MEF. Le linee guida 2012-2014 sono state emendate e rese più dettagliate nella parte finanziaria. Entro fine anno credo che sia possibile procedere ad una semplificazione e modifica nelle procedure di attribuzione delle risorse alle ONG. Per quanto riguarda la competenza, qualsiasi istituzione per ben funzionare ha bisogno di personale competente e adeguato da un punto di vista quantitativo e qualitativo. 

(intervista a cura di Elias Gerovasi) 

http://bandiong.blogspot.it/p/intervista-esclusiva-di-bandiong-al.html

giovedì 25 ottobre 2012

La Perugia-Assisi ritorna a Gerusalemme!

 
L’anno scorso abbiamo marciato da Perugia ad Assisi.
Quest’anno andiamo a Gerusalemme in


Missione di Pace
27 ottobre – 3 novembre 2012
in Israele e Palestina
sulle orme di Giorgio La Pira
a vent’anni dalla scomparsa di padre Ernesto Balducci, maestro di pace


La pace che tante volte abbiamo invocato per Gerusalemme non è ancora arrivata. E i problemi che ieri dovevano essere risolti sono diventati ancora più complicati. Costruire la pace è difficile ma è necessario. L’alternativa è troppo inquietante per essere considerata. Per questo dobbiamo accrescere il nostro impegno di città e cittadini responsabili.

La prima cosa che dobbiamo fare è costruire vicinanza. La vicinanza con chi è vittima di un conflitto senza fine, con chi ci chiede aiuto, con chi sta lottando per esistere e per resistere. La vicinanza consente un altro punto di vista, offre un’altra prospettiva, apre un altro orizzonte. Ci sarà d’aiuto anche per superare la crisi profonda che ci sta travolgendo.

Per questo ti chiediamo di venire “In Missione di Pace” a Gerusalemme, il cuore del conflitto più lungo del nostro tempo, laddove la pace appare più lontana e urgente.

Sarà un viaggio bello e importante, che ci aiuterà a capire e quindi ad agire con maggiore consapevolezza e determinazione. Mentre il mondo sembra cedere alla paralisi e alla rassegnazione, noi cercheremo nuove strade di pace da percorrere insieme. L’anno scorso abbiamo marciato da Perugia ad Assisi. Quest’anno vogliamo tornare a battere le strade della Palestina e di Israele nella convinzione che ogni sforzo di pace in quelle terre avrà una ripercussione sul mondo intero.

Ti chiediamo di venire coinvolgendo la tua città, il tuo Comune e le autorità locali, i tuoi amici, il tuo gruppo, la tua scuola, la tua associazione, la tua parrocchia. Perché accanto all’esperienza personale ci sia anche un’esperienza collettiva. Perché accanto all’IO cresca sempre di più il NOI e la nostra capacità di agire insieme con spirito di solidarietà e condivisione.

Ti chiediamo di fare uno sforzo per coinvolgere i giovani e gli studenti: sarà una di quelle poche esperienze che restano per sempre. Sarà un’occasione speciale di studio e di formazione, di educazione alla cittadinanza planetaria che oggi definisce compiutamente la nostra condizione umana.

Stringeremo le mani di tante vittime dell’ingiustizia. Attraverseremo muri visibili e invisibili. Ascolteremo le voci di tanti costruttori di pace. Visiteremo i luoghi del dolore e della speranza. Rifletteremo sui troppi conflitti aperti, sul futuro della primavera araba e del Mediterraneo, sulla diplomazia delle città e dei popoli, sulle nostre responsabilità di italiani ed europei. Riscopriremo il gusto straordinario della solidarietà e rinnoveremo i nostri progetti di cooperazione. Proveremo a ridare un ordine alle cose, il giusto significato alle parole, nuovo spazio ai valori che contano. Andremo nel punto più basso della Terra per cercare di capire come possiamo uscire dalla crisi epocale in cui siamo precipitati. Sarà un’esperienza unica e indimenticabile.

Se accetti il nostro invito,
se vuoi saperne di più
chiamaci o scrivici:


Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani
via della Viola 1 (06100) Perugia - tel. 075/5722479 - fax 075/5721234
email: medio.oriente@perlapace.it - www.perlapace.it - www.entilocalipace.it

http://www.perlapace.it/index.php?id_article=8213

giovedì 18 ottobre 2012

Gli europei e lo sviluppo, ecco i dati presentati agli EuDevDays 2012

L'85% dei cittadini europei ritiene che l'Europa debba continuare ad aiutare i paesi in via di sviluppo, nonostante la crisi economica.

I risultati sono stati annunciati oggi dal commissario europeo per lo sviluppo Andris Piebalgs alle Giornate Europee dello Sviluppo (eudevdays 2012). La nuova indagine di Eurobarometro sullo sviluppo mostra che il 61% degli europei è a favore di un aumento degli aiuti contro la povertà. Allo stesso tempo, il 55% degli europei ritiene che i paesi emergenti in rapida crescita non dovrebbero più ricevere aiuti. La maggior parte degli intervistati (61%) ritiene che gli aiuti dovrebbero concentrarsi sui paesi fragili che hanno subito conflitti o calamità naturali. Gli Europei vedono un ruolo positivo per il business privato nei paesi in via di sviluppo, in particolare nella creazione di posti di lavoro (57%).  
L'81% si aspetta però che le società straniere soddisfino standard morali ed etici quando investono. Una maggioranza del 53% vede la corruzione come il principale ostacolo che blocca lo sviluppo nei paesi poveri. Tuttavia, solo il 44% sarebbe disposto a spendere più soldi per comprare i prodotti che supportano lo sviluppo (quelli del commercio equo e solidale).

La sfida del Commissario Piebalgs
 
Il commissario europeo per lo sviluppo Andris Piebalgs ha commentato: "Sono incoraggiato dal vedere che per la maggior parte degli europei la solidarietà resta un valore profondamente radicato, anche se la loro situazione economica può essere difficile. L'UE è in procinto di decidere il bilancio dei prossimi sette anni e gli europei stanno inviando un chiaro messaggio ai loro governi - il risparmio non deve essere fatto a spese dei più poveri del pianeta, ma esigono garanzie che gli aiuti ai più poveri forniscano risultati visibili. Ciò è in linea con la mia piena volontà di concentrare gli aiuti verso i paesi più in difficoltà e di mettere una crescita inclusiva e dei diritti umani al centro della politica di sviluppo”. 

E’ questa la sfida del Commissario agli eudevdays, convincere gli stati membri ad aumentare del 20% il budget degli aiuti europei nella programmazione 2014-2020. Si tratta di convincere i governi europei a canalizzare più fondi attraverso EuropeAid penalizzando la cooperazione nazionale.

La "solidarietà che abbraccia il globo – gli europei e lo sviluppo" la ricerca di Eurobarometro è stata presentata alle Giornate europee dello sviluppo a Bruxelles (16-17 ottobre). Questo evento ha riunito capi di Stato e di governo africani con le istituzioni comunitarie, i ministri dell'UE, i rappresentanti delle istituzioni delle Nazioni Unite, la società civile, il mondo accademico e il settore privato. Le discussioni si sono concentrate sull'agricoltura, la sicurezza alimentare, la protezione sociale e la disuguaglianza e sul controverso ruolo del settore privato nello sviluppo.

Principali tendenze nella UE
La crisi economica non incide pesantemente sulla solidarietà con i poveri. In Spagna il livello di sostegno per aiutare i poveri non è cambiato rispetto allo scorso anno (88%), in Grecia e in Italia il calo è stato minimo (-2 punti percentuali), mentre in Irlanda il sostegno è aumentato di 3 punti percentuali, raggiungendo il 88%. Solo in Portogallo (-10 punti) il calo è notevole.
L'impegno personale degli europei diminuisce. Solo il 44% è disposto a pagare di più per prodotti (ad esempio quelli del commercio equo e solidale 3 punti in meno rispetto al 2011).
L’aumento dei fondi per l’aiuto allo sviluppo ha più sostenitori in Europa nord-occidentale e meno nel Sud-Est Europa.
In Svezia, Danimarca e Austria la maggior parte delle persone sono a favore della crescita allo 0,7% del Pil o al di là (80%, 76% e 74% rispettivamente). I paesi con la più grande quantità di persone che vorrebbero ridurre gli aiuti sono: Bulgaria (38%), Slovenia (32%) e Grecia (30%).  


Il ruolo del profit
La maggior parte delle persone vedono il ruolo principale del settore privato nello sviluppo in termini di creazione di posti di lavoro (57%) di promozione della crescita economica (42%) o di scambio e sviluppo tecnologico (29%).

L’81% degli intervistati concordano sul fatto che le imprese private abbiano la responsabilità etico-sociale quando investono nei paesi in via di sviluppo.
L’87% pensa che donatori come la UE dovrebbe garantire che le società private soddisfino gli standard sociali ed etici nei loro investimenti esteri.

Questo rapporto di Eurobarometro è stato condotto da TNS Opinion & Social tra il 2 giugno e il 17 giugno 2012. Sono stati intervistati 26.622 europei, di cui 1026 italiani.



http://bandiong.blogspot.it/2012/10/news-gli-europei-e-lo-sviluppo-ecco-i.html#more 

martedì 16 ottobre 2012

Discorso di chiusura del Forum sulla cooperazione


Forum sulla Cooperazione 
Andrea Riccardi 

Muovi l’Italia, cambia il mondo, cambiamo il mondo 

Milano, 2 ottobre 2012 


Signor ministro, Cari amici,
abbiamo passato due giorni importanti a confrontarci, a discutere
attorno all’idea dell’attualità della cooperazione e del ruolo dell’Italia nel mondo. Il mondo della cooperazione non si sentiva troppo bene: mi viene in mente la battuta di Woody Allen “Dio è morto, Marx è morto e nemmeno io mi sento troppo bene”. Riduzione dell’aiuto pubblico, isolamento, accentuazione delle diversità, concentrazione sul nostro agire, frammentazione, silenzio della politica. Sì, attorno alla cooperazione c’è stato molto silenzio della politica e dei partiti: la cooperazione allo sviluppo – secondo Open polis- è scesa al duecentoduesimo posto nella classifica dei 1.100 argomenti monitorati nei dibattiti parlamentari. E fuori dalle aule parlamentari non andava meglio. Un silenzio pesante che tradiva disinteresse. Le vere preoccupazioni sembravano stare altrove.
Molti nel mondo della cooperazione si sono illusi che fosse possibile lavorare da soli, senza coltivare un rapporto con il Paese. Non basta essere dalla parte del giusto, come credo. Aveva ragione un grande maestro, quale fu Lorenzo Milani: aver ragione in due o tre e il resto niente è una gran tristezza!
Ma in questo Forum abbiamo rotto il silenzio. Autorevoli interventi, come quelli del Presidente
Monti, l’attenzione di tanti, l’interesse della stampa e dei media mostrano che l’Italia non è insensibile alla cooperazione. Abbiamo ascoltato il ministro Grilli, che ci ha confermato come la situazione è molto critica da anni: in questi giorni non è avvenuto un miracolo, ma non abbiamo nemmeno celebrato il funerale. Da oggi, non si potrà più dire che è materia residuale priva di interesse. Questi due giorni consegnano una smentita e una verità: la cooperazione interessa l’Italia, come il messaggio del Presidente della Repubblica ha ben dimostrato. Non è solo un atto di generosità, ma una convinzione culturale e politica che si sta maturando: se l’Italia non coopera, non si muove; un’Italia che non coopera, declina, perché la cooperazione è un indice importante dell’estroversione internazionale del nostro paese.
Questa non è solo la cooperazione dell’una o dell’altra organizzazione, ma è la cooperazione italiana. La vostra numerosa partecipazione, ieri massiccia, di popolo, tanto che si è parlato del
popolo della cooperazione; oggi più elitaria, mostra un rifiorire di passione civile per un’Italia solidale, simpatica, coinvolta, sugli scenari più difficili del mondo globalizzato. Ma non è stato solo un evento di passione. Sono rimasto colpito dalla preparazione di molti. I papers, interessanti, hanno ispirato varie proposizione del chair’s summary, che raccoglie le indicazioni del lavoro di preparazione. Passione, ma anche intelligenza e concretezza... La vostra passione civile può essere comunicata ai nostri concittadini, che possono vedere quella globalizzazione che avvicina popoli e paesi, non come un fatto minaccioso, ma come un’opportunità o almeno una realtà del nostro tempo. La cooperazione offre agli italiani la possibilità di partecipare da lontano, di sostenere, di appassionarsi a pezzi di mondo. C’è un grande spazio per il sostegno a distanza. C’è spazio per la partecipazione politica, affettiva, attiva. Sì, chi coopera, chi sostiene, chi segue, crea una rete attraverso cui è possibile vivere la globalizzazione in modo diretto. Così la globalizzazione diventa amica, non invasiva, non estranea, troppo grossa per uomini e donne di un piccolo ambiente. Io credo che la cooperazione possa aiutare l’Italia a non avere paura del mondo, ma anzi a simpatizzare con il mondo. Però, cari amici, bisogna narrare di più, in modo meno gergale, la cooperazione vissuta agli italiani. Un messaggio: questo mondo, grande, terribile, bello e drammatico, pieno di opportunità, è il nostro mondo, non ci invade, non ci fa male.
Ieri ha detto molto bene Rossella Urru: sento oggi la cooperazione più familiare. Ho inteso quelle parole come la ricompensa del mio lavoro di questi mesi. E i miei collaboratori le hanno sentite così, come me. Colgo anche l’occasione per ringraziarli per il loro grande impegno in questi giorni. La cooperazione deve diventare più familiare agli italiani. Perché è giusto (ce lo ha detto ieri con grande efficacia Marguerite Barankitse, vedendo la cooperazione dal Sud del mondo). La cooperazione deve tornare più familiare nel senso molteplice di questa parola. Perché è nei nostri cromosomi. Perché è anche un interesse del nostro paese. Sono stato colpito dalla convergenza su questa convinzione. Solidarietà e interesse camminano insieme, non dobbiamo avere paura.
Avete investito tempo e risorse in questi due giorni, molti hanno viaggiato da lontano. Ringrazio tutte le amministrazioni, in particolare il Ministero degli Affari Esteri, quello dell’Economia e Finanze e quello dell’Ambiente, impegnate nella preparazione e organizzazione, mettendo in gioco la separatezza. Un ringraziamento a coloro che lavorano nelle ONG, ai cooperanti, e ai giovani, che s’interrogano sulla cooperazione e sul futuro che vogliamo. Voi siete il capitale umano, la risorsa indispensabile che non può restare invisibile in un Paese sfidato dalla globalizzazione. Voci giovani che al Paese fa bene ascoltare. Sì, ascoltare e parlare in questo Forum mostra come gli italiani abbiano voglia di parlare di politica in senso vero (e non è politica il posizionamento del loro paese nel mondo?): l’Italia non è il regno dell’apatia, del disinteresse, dell’antipolitica, ma domanda politica e vuole parlare di politica.
Ieri sono rimasto ammirato dal dibattito dei gruppi di lavoro, forse troppo brevi. Come Ministro dell’Integrazione ringrazio anche agli amici delle oltre cinquanta associazioni di migranti: siete forse più di tutti voi il volto della globalizzazione nel nostro paese. Sono state fatte interessanti proposte riguardo al ruolo di ponte che gli immigrati possono avere, ma bisognerà, cari amici, che maturi in questo paese una coscienza positiva del valore dell’immigrazione se il nostro paese vuole crescere. Sono già intervenuto sulla diminuzione dell’imposta sulle rimesse: almeno questo governo un’imposta l’ha tolta! Ringrazio il ministro Grilli per il suo rigoroso lavoro. Anzi, colgo l’occasione per mostrargli la mia simpatia e dire quanto mi dispiace l’aggressività mostrata da alcuni nei suoi confronti.
Sono rimasto molto colpito dall’attiva partecipazione alla discussione di ieri. Abbiamo cercato di riassumerla nel chair’s summary. L‘entusiasmo di tutti è forse la dimostrazione più evidente che la cooperazione internazionale ha un posto se riesce ad attrarre tutta questa energia e passione. Nessuno detiene il monopolio del buono. Siamo stati un laboratorio di un linguaggio nuovo, in grado di muovere e interloquire. Non c’è chi detiene il monopolio del buono né bacchette magiche per i nostri problemi. Tuttavia esiste una forza inventiva –e se volete di artigianale eccellenza- della cooperazione che è elemento propulsore d’innovazione. Abbiamo cominciato a capirci di più, perché la crisi ci ha obbligato a ricercare la collaborazione, a pensare di più ed esigere meno. La molteplicità non dev’essere dispersione. La frammentazione non preserva l’originalità, ma la disperde. Ci vuole sinergia. Una visione comune ci connette alla proiezione dell’Italia e all’Europa. L’Europa come elemento orientativo imprescindibile. Non parlo di un coordinamento ma di una condivisione delle linee strategiche.
Ringrazio i nostri partner dell’UE, delle Nazioni Unite, i partner internazionali che ci hanno aiutato a capire quanto l’assenza del nostro paese è un vuoto. Quello che a noi pare talvolta poco rilevante è invece importante, se visto da fuori. C’è un’originalità italiana. Si tratta della capacità italiana di avviare relazioni di partenariato più paritarie, ispirate dalla necessità reciproca, con la capacità d’introdurre novità, carica –permettetemelo- di quella simpatia espressiva di un umanesimo che resiste anche in tempi di crisi. Abbiamo la forza di costruire partenariati basati sui territori –e ringrazio anche per la collaborazione delle regioni, provincie e comuni- che determinano vere relazioni d’amicizia. Siamo riconosciuti sotto tanti aspetti, per il nostro sistema d’integrazione della disabilità, per la tutela dei diritti dell’infanzia, la valorizzazione dell’agricoltura locale, per la trasformazione alimentare, per il restauro del patrimonio culturale, per l’apporto alla crescita della scuola, il sostegno al decentramento locale e la prevenzione dei disastri naturali.
C’è una grande sfida democratica. Bisogna uscire dal paternalismo, ma aiutare a costruire istituzioni forti, aiutare a costruire la libertà di uomini, ma soprattutto di donne, libertà dal bisogno e dall’arbitrio. Rispondendo alla domanda “Cos’è la cooperazione internazionale, negli anni della grande recessione?” dico: bisogna uscire da una psicologia sindacale, mi perdoni Bonanni. Il Forum deve continuare, tenendo aperto uno spazio virtuale di dibattito e di indicazioni, nutrendo una visione geopolitica e di priorità da condividere, in cui liberamente possono e si debbono inquadrare, in maniera qualificata, differenti progetti. Non si può andare per il mondo in ordine sparso. Abbiamo la responsabilità di cercare con voi priorità geografiche e tematiche. I mille passi della cooperazione italiana debbono provare a camminare di più insieme, per fare la differenza nei paesi dove lavoriamo. Ci sono sfide su cui operare, l’ha detto anche il ministro Grilli, come quella della creazione di posti di lavoro –hanno notato molti- nel mondo arabo mediterraneo per i giovani. C’è la sfida del rafforzamento delle istituzioni in paesi fragili. C’è l’impegno per rendere meno precaria la pace in alcune regioni. Mi fa piacere che in questi giorni sia stato ricordato più volte il Mozambico. Non dimentichiamolo: la guerra (e tanti paesi del Sud l’hanno vissuta) è la madre di tutte le povertà. La sicurezza in un mondo globalizzato è la nostra sicurezza. C’è la violenza delle nuove mafie, come le maras, che attanaglia interi paesi. Potrei continuare. Ma il Forum deve continuare e le nostre strutture debbono essere per la cooperazione un luogo amico di suggerimento, ascolto, indicazione, recezione. Ma anche dobbiamo avere il coraggio della valutazione trasparente delle singole intraprese, senza cui non si ragiona concretamente, si favorisce lo sperpero o l’autoreferenzialità. Ci vuole un organismo di valutazione autonomo e obiettivo. Ci saranno proposte concrete nel sommario - voglio citare l’interessante discussione sugli interventi umanitari e l’emergenza - ma il Forum continua sul virtuale e lo spirito del Forum si realizza in uno sforzo culturale e professionale.
La presenza locale ha bisogno di un punto di riferimento: non dobbiamo più chiudere alcun ufficio di cooperazione per non mortificare gli sforzi che stiamo facendo per fare sistema. Sono contento della riapertura di quello in Burkina Faso. Anzi, dobbiamo aprirne degli altri, magari in maniera leggera, che siano presidi efficaci della nostra comune presenza in aree di crisi o di sviluppo. Non più moltiplicazioni, ma valorizzazione di chi è veramente utile.
L’idea di futuro del mondo è legata al vivere insieme, alla molteplicità. In un mondo in cui i diversi convivono sempre più vicini e talvolta confliggono, la cooperazione può fare la differenza, prevenire, aiutare, creare nuovi ambienti. Abbiamo le carte in regola per valorizzare quello che sappiamo fare, elementi dello stile italiano, sensibilità, know how.
Non dobbiamo appesantire. Il Tavolo Interistituzionale funzionerà come una consulta. Ci vuole un impegno realistico dell’Italia per lo stanziamento di risorse pubbliche per lo sviluppo. Dobbiamo essere responsabili, ma l’Italia deve poter contare anche su altro: sul privato e sulla società. E’ vero che un euro che cresce è un euro che entra, ma dobbiamo valorizzare la gratuità come leva per dare un’anima al mondo. Lo ha suggerito anche Graziano Delrio. La cooperazione, quindi, come educazione a una cittadinanza globale.
Tutti siamo d’accordo che c’è bisogno di una profonda riforma istituzionale nell’assetto di cooperazione. Ma non mi voglio dilungare su questo. Se la cooperazione internazionale è la proiezione esterna dell’Italia, allora credo che debba stare allo stesso livello delle altre politiche, come è avvenuto con questo governo. Siamo in scadenza di legislatura, con tempi stretti, in un momento in cui le esigenze d’innovazione istituzionale si scontrano con i limiti della spesa. Quella della cooperazione è una grande riforma d’identità del Paese, che deve essere condivisa tra la gente. Su questo tema il mio contributo è che l’esistenza di un Ministro della Cooperazione internazionale è un vero strumento istituzionale per ottenere che la cooperazione sia una politica a sé stante. Solo un tale Ministro ha la capacità di facilitare il dialogo tra le varie componenti e i molteplici attori della cooperazione per portare tutto il sistema a coerenza.
Questi due giorni ci hanno proiettato nel futuro. Le forze politiche che si candidano a governare questo paese non potranno ignorare la cooperazione come politica centrale. Non si tratta solo di opzioni sul bilancio ma di scelte che comprendano tutte le politiche di proiezione esterna e che abbiano impatto sulla pace, la democrazia e i diritti umani. Si tratta di una questione essenziale: gli italiani devono poter conoscere e scegliere quale sia il ruolo del loro Paese nel mondo della globalizzazione. Per tali motivi serve un luogo di sintesi politica precipua della cooperazione. Questo Forum è nato dall’invito fatto da un Ministro, ma la risposta è stata così forte che direi che quasi vi siete autoconvocati. Del resto per tutta la mattina di ieri siamo stati nella top trend di twitter, mostrando l’interesse per questo tema da parte dei giovani, non della terza età. Il mio invito è che queste più di mille persone non smettano di pensare e possano continuare a sentirsi un “popolo” che scuote il paese e che - con la forza dei numeri, delle idee e dei fatti - obbliga le istituzioni ad una maggiore attenzione al tema. La mia proposta è questa: riconvochiamoci tra due anni, magari in una città del Sud, durante il semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea, e nel frattempo manteniamo questo entusiasmo.
L’ho già detto, siete l’Italia migliore. Il mondo e, in questo momento, soprattutto l’Italia, hanno bisogno di voi, di un’Italia simpatica, cooperante e coraggiosa. Grazie a tutti voi.

MUOVI L’ITALIA, CAMBIA IL MONDO


Forum della Cooperazione Internazionale, Milano 1-2 ottobre 2012  
“MUOVI L’ITALIA, CAMBIA IL MONDO”
Chair’s Summary 

  • Noi, attori del Sistema Italia di cooperazione internazionale, ci siamo riuniti in tanti a Milano dal 1 al 2 ottobre 2012 per il Forum della cooperazione internazionale.
  • Oggi la cooperazione allo sviluppo è di nuovo al centro dell’agenda politica del Governo. Da parte nostra ci impegniamo a mantenere vivo questo dibattito e chiediamo alla politica di riconoscere, anche attraverso i programmi elettorali, ciò che oggi a Milano è evidente a tutti: la cooperazione è tornata familiare e interessa agli italiani, sia per slancio di gratuità che diviene scelta di vita, che per i vantaggi che ne derivano al Paese.
  • Non basta fare cooperazione ma è necessario raccontarla al Paese, anche attraverso strumenti innovativi di comunicazione, per spiegare che si tratta di un investimento per il futuro dell’Italia.
  • Abbiamo convenuto che cooperazione internazionale è ben più di quello che si è detto finora. Il Sistema Italia di cooperazione può far conto su attori pubblici e privati, profit e non profit. Vi sono sinergie da esplorare così come incoerenze da ridurre. C’è bisogno di andare tutti in una stessa direzione, ognuno con la sua specificità e con il suo passo.
  • Le presenze internazionali ci hanno confortato nella nostra scelta, mostrandoci che nel mondo c’è richiesta di Italia. Ci hanno incoraggiato a individuare i nostri punti di forza e ci hanno indicato nel partenariato e nella relazione con l’altro la chiave della cooperazione del futuro.
  • Abbiamo iniziato ad affrontare in modo nuovo il rapporto tra cooperazione e internazionalizzazione delle imprese: pur nel rispetto dei loro diversi obiettivi, esse possono convergere e interagire in modo efficace. La scommessa è di attrarre il mondo produttivo nei paesi prioritari della cooperazione, non solo per richiamare all’esercizio della responsabilità sociale d’impresa ma per chiedere alle imprese di contribuire in modo sinergico con il settore pubblico e non profit alla ricerca di soluzioni per lo sviluppo umano e sostenibile.
  • Abbiamo affermato la necessità di una visione strategica unitaria e condivisa della cooperazione internazionale dell’Italia, da adottare ad alto livello (Consiglio dei Ministri, Parlamento) che individui un numero definito di priorità, in termini di scelte operative, priorità geografiche e tematiche trasversali (es. diritti umani, democrazia, pace, sicurezza, empowerment delle donne, ambiente e cambiamenti climatici), in una prospettiva almeno triennale che assicuri la coerenza di tutte le politiche e il coordinamento fra le diverse istituzioni nazionali che operano a diverso titolo nella cooperazione, superando la frammentazione.
  • La nostra presenza va concentrata in un numero ristretto di paesi, ove ottenere un maggiore impatto e fare la differenza. I principali criteri di cui tenere conto per individuarli sono: povertà, gravi emergenze umanitarie, vicinanza dell’Italia (sia in termini geografici, che di legami storici, economici e di immigrazione), situazioni di conflitto e/o di fragilità nel percorso di democratizzazione, presenza di minoranze. Abbiamo individuato nel Mediterraneo e nell’Africa le aree prioritarie su cui generalmente indirizzare i nostri interventi.
  • Ci siamo chiesti quali fossero le nostre eccellenze, i talenti da spendere e da investire nella cooperazione internazionale. Abbiamo iniziato a individuare quei settori in cui siamo più riconoscibili e abbiamo un vantaggio comparato; tra questi, la cooperazione dei territori.
  • La nostra specificità va inquadrata nella prospettiva europea e nei grandi valori della solidarietà, tolleranza, ricerca del bene comune su cui essa si fonda. La dimensione europea è parte della storia e della vocazione del nostro paese. Dobbiamo rafforzare la nostra capacità di incidere sulla definizione delle politiche europee di sviluppo e nel processo decisionale complessivo delle sue risorse.
  • Abbiamo analizzato l’azione italiana nelle organizzazioni internazionali, ribadendo la necessità di rispettare gli impegni presi, in particolare verso il Global Fund contro l’AIDS, la tubercolosi e la malaria, anche per riacquistare credibilità. C’è spazio per influire di più nei processi multilaterali, partecipando attivamente alla definizione di una nuova governance globale dell’aiuto.
  • Una menzione speciale richiede l’assistenza umanitaria, laddove la vocazione dell’Italia viene individuata in particolare nella prevenzione dei disastri e nella mitigazione dei rischi. Possiamo fare di più e meglio. E’ necessario prevedere meccanismi di semplificazione dei procedimenti amministrativi che consentano maggiore flessibilità e rapidità nella risposta alle emergenze.
  • Abbiamo valorizzato il ruolo di ponte che le comunità migranti possono svolgere nel processo di sviluppo dei loro paesi d’origine e la riduzione del costo di trasferimento delle rimesse, favorendo l’impiego di tali risorse a finalità di investimento e non solo di consumo. Abbiamo portato alla luce le utili esperienze di co-sviluppo e accesso al credito.
  • Abbiamo riconosciuto l’indubbia utilità di un metodo partecipativo che, pur riconoscendo le diversità e il diritto d’iniziativa di ciascuno, attribuisca un valore aggiunto al coinvolgimento di tutti i portatori di interessi. Dobbiamo valorizzare i tavoli tematici (es. Mediterraneo, Unione Europea, Aiuto umanitario, ecc...), i meccanismi di consultazione, i partenariati innovativi. Le consultazioni riguarderanno anche i prossimi negoziati sui fondi multilaterali di sviluppo.
  • Il Tavolo Inter-istituzionale, promosso dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del MAE e dalla Direzione Relazioni Finanziarie Internazionali del MEF, deve diventare un organo consultivo permanente, con un ruolo specifico nella definizione degli indirizzi triennali, delle programmazioni paese, nella definizione delle politiche, oltre che nel segnalare incoerenze di sistema e presentare proposte migliorative.
  • Lo spazio di interlocuzione politica con la società civile di solidarietà internazionale, ONG, Onlus, associazioni di sostegno a distanza e per l’adozione internazionale, deve essere mantenuto. Al Forum le ONG hanno dimostrato che è possibile l’unità nella diversità. Auspichiamo il rafforzamento del Servizio civile, la stabilizzazione del 5 per mille, la razionalizzazione del sistema delle detrazioni per le Onlus, e procedure che facilitino l’invio all’estero in aspettativa di personale dell’amministrazione pubblica.
  • Abbiamo riconosciuto la necessità di risorse addizionali, come previsto nel Documento di Economia e Finanza 2012, e di un piano del Governo che calendarizzi un riallineamento graduale dell’aiuto pubblico allo sviluppo alla media OCSE per il triennio 2013-2015, per segnare un’inversione di tendenza. E’ necessario poter contare su risorse certe, sufficienti e programmate.
  • E’ importante individuare meccanismi innovativi di finanziamento che liberino risorse addizionali, come ad esempio l’attribuzione alla cooperazione dei beni confiscati alle attività criminali, un’imposta sulla vendita delle armi, la possibilità di emettere “titoli di solidarietà”, così come altre soluzioni legislative che permettano maggior prevedibilità.
  • C’è bisogno di utilizzare meglio le risorse di cui già disponiamo, come i crediti di aiuto o quelli per le imprese miste con i Paesi in via di sviluppo, sottoutilizzati per un complesso di problemi amministrativi, gestionali e operativi. Per il futuro, sarà necessario individuare uno strumento finanziario capace di mettere in comunicazione cooperazione e internazionalizzazione.
  • Abbiamo riaffermato l’importanza di valutare i risultati e l’impatto di quello che si fa, per essere trasparenti e rendere conto di ogni euro speso. Vi è la proposta di istituire un organismo indipendente costituito da esperti, che dovrebbe rispondere al referente politico della cooperazione e al Parlamento.
  • Abbiamo ribadito l’importanza di un referente politico unico per la cooperazione, che le garantisca la dignità di politica pubblica al pari di altre; la maggioranza ritiene che tale figura debba essere un Ministro dedicato, con deleghe specifiche.
  • Per quanto riguarda l’attuazione degli indirizzi di cooperazione e della relativa gestione, riteniamo che l’attuale assetto necessiti di essere innovato per garantire coerenza tra programmazione, realizzazione degli interventi, presenza efficace all’estero e valutazione dei risultati. La maggioranza ritiene che l’istituzione di un’agenzia sia la soluzione più efficace.
  • Abbiamo riconosciuto l’urgenza di perseguire la coerenza delle politiche di cooperazione internazionale con le altre politiche, così come previsto dal Trattato di Lisbona (art.208). A tale fine sono necessari nuovi meccanismi istituzionali, primo tra tutti un referente politico con il compito di sollevare il tema della coerenza a livello interministeriale.
  • Abbiamo di fronte a noi la sfida del coinvolgimento dei giovani. La loro presenza a Milano ci fa ben sperare in vista della formazione di una nuova classe dirigente della cooperazione. E’ urgente definire un percorso professionale adeguato per i giovani cooperanti, senza disperdere la memoria istituzionale. Il legame scuola-cooperazione deve entrare in modo sistematico nel piano di offerta formativa scolastica, favorendo l’educazione alla cittadinanza globale.
  • Intendiamo riconvocarci nel 2014, durante il semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea. In quell’occasione stabiliremo la periodicità di questa assise. Nei due anni che ci separano da quella data ci impegniamo a discutere di questi temi in maniera innovativa, attraverso meccanismi di consultazione permanenti anche on-line.
  • La cooperazione può e deve fare la sua parte per destare nel Paese la voglia di crescere, di ottimismo e di fiducia nel futuro. C’è bisogno di coraggio per guardare lontano, così come di scelte di impegno e passione civile. Chi in questi anni ha lavorato, chi ha sperato, chi si è sentito solo, oggi è riproiettato nel futuro e riscopre di essere parte di un disegno più grande. Ognuno faccia la sua parte. L’Italia sarà migliore.
  • Muovi l’Italia, cambia il mondo.
 

Milano, 2 ottobre 2012

Forum della Cooperazione Internazionale


Milano, 1 - 2 ottobre 2012

Il Ministro per la Cooperazione internazionale e l'Integrazione ha annunciato il Forum della cooperazione internazionale che si terrà a Milano i giorni 1 e 2 ottobre prossimi. Si tratta di un appuntamento pubblico di un giorno e mezzo che farà incontrare i cittadini interessati, gli esperti, i giovani e gli attori tradizionali e nuovi della cooperazione allo sviluppo con le più alte cariche dello Stato e con i Ministri europei e dei paesi del Sud del mondo.
Obiettivo del Forum
L'ambizione del Forum è di far incontrare tutti gli individui e gruppi che vogliono e pensano che la cooperazione internazionale sia una parte dell'identità del nostro Paese e che debba essere elemento centrale del rilancio del profilo internazionale dell'Italia.
 
Il cammino verso il forum
Per innescare un confronto cha sappia determinare una scossa culturale di rilancio della cooperazione, il Forum ha l'obiettivo di raccogliere idee innovative, coinvolgendo anche nuove realtà, tra cui gli studenti universitari dei corsi di cooperazione.
Il momento del Forum è preceduto da un percorso preparatorio partecipativo, strutturato intorno a dieci "tracce di discussione" che individuano i nodi da sciogliere per assicurare un riavvio della cooperazione italiana.
Nelle giornate del Forum si alterneranno sessioni plenarie a momenti di lavoro partecipati, ma l'incontro sarà anche un cantiere d'idee per aggiornare l'azione di cooperazione dell'Italia alle nuove realtà del mondo in trasformazione.

Risultati attesi
Al termine della seconda giornata di lavori, facendo convergere le varie voci e proposte raccolte nel processo preparatorio e nel dibattito stimolato nel corso del Forum, sarà presentata una dichiarazione politica da parte del Ministro, che è un manifesto d'intenti che rilegittima la centralità della politica pubblica di cooperazione e ne traccia alcune linee direttive per una ripresa quantitativa e qualitativa.


http://www.forumcooperazione.it

lunedì 15 ottobre 2012

BEIRUT: L'INTERVISTA A GAD LERNER

Il fascino e il rinnovamento di Beirut sono protagonisti della settima puntata della nuova edizione di Effetti Personali.

In questa puntata Gad Lerner, una delle penne più prestigiose del giornalismo italiano racconta a Francesca Senette e al suo pubblico la sua città d'origine: Beirut. Gad, arrivato a Milano all'età di 3 anni, ha riscoperto la capitale del Libano solo cinquant'anni dopo.
Come di consueto, le telecamere seguono anche i percorsi suggeriti da coloro che ci abitano. Così, in questa puntata, Ilaria che fa l'artista ci conduce alla scoperta dei luoghi dove nascono i movimenti di arte contemporanea della città. Rana, imprenditrice, ci indica gli indirizzi più interessanti per lo shopping, dalla moda all'artigianato. Imad, imprenditore a sua volta, ci fa scoprire i sapori di Beirut, tra mercati tipici, ristoranti e caffè e Ali, cineasta ci conduce nella vita notturna della città, fatta di locali, musica dal vivo, e tanta animazione.
Questi gli itinerari di Effetti Personali:
Itinerario La rinascita di Beirut
- Hangar Umam - presso Slim Residence Haret Hreik
- Zico House - presso 174 Spears Street, Sanayeh
- Libreria Papercup - presso Agopian building, Pharaon street, Mar Mikhael
Itinerario Shopping
- Sarah's Bag - presso Ashrafieh, Tabaris, 100 Liban street, Mhanna Bldg
- 6:05 @Depeche Mode - The Palladium, Mina El Hosn, Downtown
- Orient 499 - presso 499, Omar Daouk Street, Hammoud Bldg, Mina El Hosn
Itinerario gastronomico
- Earth Market - presso Furn El Hayek Str, Achrafieh
- Le Chef - presso Gouraud Street, Gemmayzeh
- Bread Republic - presso Furn El Hayek Str, Achrafieh
Itinerario Nightlife
- Dictateur - presso 30, Badawi Street, Mar Mikhael
- Musichall - presso Starco Center, Downtown
- The Bulldog - presso Yousef el Hayek Street, Gemmayzeh


Altri consigli di effetti Personali
- Souk Solidère - presso Weygand Street El Tawileh, DownTown
- Libreria Plan Bay - presso Geara bldg, Armenia Street, Mar Mikhael
- Saint George Bay - presso Northern Coast, Beirut
- Beirut by Bike - presso Graham Street, Ein El Mreyse
- Bay Rock Cafè - presso General De Gaulle Street, Raoucheh
- Pasticceria Al Bohsali - presso Riad El Solh Square, Downtown
- Hotel Le Bristol - presso Verdun, Mme. Curie Street
- Hotel Four Seasons - presso 1418, Professor Wafic Sinno Avenue


http://www.la7.it/effettipersonali/quaderni.html?q=4

Une vie de Pintade à Beyrouth

 
À Beyrouth, les pintades ont du vent dans les voiles, des
talons à flanquer le vertige à l'aiguille du Midi, des griffes
manucurées en toute saison.
Ici, être belle est un devoir.
Jonglant habilement entre toutes les influences
culturelles, elles chérissent leurs mezzés autant que leurs
smoothies.
Et quand elles ont fini de se demander qui elles sont
exactement (chiites ou maronites, de la montagne ou de la
plaine, du Nord ou du Sud), elles se retrouvent sur la
Corniche, sur le front de mer, pour voir autant que pour
être vues.
Émancipées et pleines de tabous, féminines et militantes,
superficielles et courageuses, les habitantes de Beyrouth
sont pétries de contradictions. Femmes soumises, les
Libanaises ?

Vous repasserez. Les Pintades du Levant vont vous
ébouriffer les plumes. Et vous pourriez même décider d'en
prendre de la graine (de boulgour). Une pintade n'est ni
une poule ni une dinde, ni même une caille, et certainement
pas une bécasse, mais le symbole de la femme d'aujourd'hui,
sérieuse et frivole à la fois.
Dans une ville sous tension qui risque de déraper à tout
moment, être une pintade est une déclaration de guerre à la
guerre.

Les Pintades a Beyrouth
Poulailler: Beyrouth
Type: Essai
Date: 7 octobre 2009
416 pages
 
Auteur: Muriel Rozelier
Illustrations: Margaux Motin
ISBN: 2702 140 408
Editeur: Calmann-Lévy



http://www.lespintades.com/collection-beyrouth.html

giovedì 11 ottobre 2012

La raffinata cucina libanese




La cucina mediorientale nel suo complesso deve molto alla creativita' della cucina libanese, che insieme a quella palestinese e siriana, ricche di verdure, di pesce, di prodotti della terra, di carni particolari come quella del piccione, ingentilita dall'olio di oliva e dall'uso di aromi e spezie profumatissime, e dall'utilizzazione di frutta secca come mandorle, pistacchi, noci, nocciole, ha arricchito e trasformato la cucina araba, tradizionalmente legate alla pastorizia e ai prodotti da essa derivati, come carne d'agnello, latte, yogurt, formaggi di capra.
In effetti, la cucina libanese non differisce molto da quella palestinese e siriana, e le sue peculiarita' sono I mezzeh, I raffinati antipasti che sempre trovano posto sulle tavole mediorientali e che consistono in puree di legumi, verdure, insalate e l'ottimo tabbuleh, a base di prezzemolo, pomodori e grano precotto.
Vediamo in dettaglio alcune tra le piu' note ricette della ricca e creativa cucina libanese.

 
Pollo ripieno (Dajaj mahshi) 1 pollo - 1 tazza di carne macinata - 1 tazza di riso - 1/2 tazza di pomodori tritati - 1/4 di tazza di pinoli - 1/4 di tazza d'acqua - 1 cucchiaino e 1/2 di sale - 1/2 cucchiaino di pepe - 1/4 di cucchiaino di cannella Il pollo deve essere completamente disossato. Mettere il riso a bagno in acqua calda per 10 minuti, poi sciacquarlo perfettamente ed unirlo agli altri ingredienti, compreso I pinoli tostati leggermente. Riempire con il composto l'interno del pollo e cucire l'apertura. Sfregare l'esterno del pollo con sale, spezie miste ed un pizzico di pepe e cannella, avvolgerlo in carta d'alluminio e cuocerlo in una pentola a pressione con 2 tazze e 1/2 d'acqua e del sale. A fine cottura poggiare il pollo in una pirofila da forno, scoprirlo e spennellarlo con del burro, facendolo rosolare a calore vivo.
Fattush 6 pezzi di pane raffermo - 4 pomodori rossi e pieni, tagliati a dadini - 3 piccoli cetrioli a dadini - 3-4 cipolline tritate - 4 ravanelli a dadini - 2 cucchiai di prezzemolo tritato - 4 cucchiaini di menta tritata (o 2 se si usa il prodotto secco) - 1 cucchiaino di sale - 1 o 2 spicchi d'aglio - aceto di mele o succo di limone - 3 cucchiai d'olio d'oliva - un pizzico di peperoncino Tostare il pane da entrambi I lati finche' diventa dorato. Spezzettarlo in pezzi della grandezza di un piccolo chicco d'uva e metterli in un recipiente. Se I pomodori usati hanno poco succo, inumidire il pane con dell'acqua prima di spezzettarlo. Aggiungere ai pezzetti di pane le verdure e le erbe e condire con una salsetta fatta cosi': in un mortaio pestare l'aglio col sale, aggiungervi l'aceto o il limone e, in ultimo l'olio, amalgamando bene. Mescolare all'insalata ed in ultimo, aggiungere poco peperoncino. Servire fredda
Fararij Mashwieh (Pollo grigliato di Zahle) Zahle, cittadina di montagna che sovrasta la valle della Bekaa e' famosa per questo piatto servito nelle terrazze dei caffe' sul fiume. Il pollo e' tradizionalmente grigliato su griglie a carbonella, ma si possono ottenere buoni risultati anche in forni muniti di grill. La ricetta seguente e' per 2 persone. Pulire e dividere a meta' un pollo tenero adatto alla grigliatura. Asciugarlo. Pestare alcuni spicchi d'aglio insieme ad un cucchiaino di sale, il succo di 1/2 limone e 1/e tazza di olio d'oliva. Tenere da parte 1/4 di tazza di questo composto. Marinare il pollo per alcune ore nel resto del composto. Grigliare il pollo su un barbecue a carboni o con il grill del forno elettrico, bagnando frequentemente con il succo della marinata. Eventualmente aggiungere ai pezzi di pollo un pizzico di sale. Si serve caldo con il rimanente condimento.
Lahm biajin (Pizzette di carne)
PASTA: 1 cucchiaio di lievito di birra- 1/4 di tazza di acqua tiepida - 3 cucchiai d'olio - 1 cucchiaino di zucchero - 1 cucchiaino di sale - 1/2 kg di farina
RIPIENO: 1/2 kg di carne macinata - 3 cipolle medie tritate - 1 tazza di pinoli - sale, pepe e cannella
Stemperare il lievito nell'acqua tiepida e farlo fermentare 2-3 minuti. Versare nella farina a fontana tutti gli ingredienti per la pasta e lavorare molto bene per 10 minuti. Mettere la pasta in un recipiente oliato, coprire e sistemare in un luogo tiepido per farla lievitare.
Intanto preparare il ripieno, mescolando tutti gli ingredienti. Tagliare la pasta in porzioni e stenderle con il matterello in forma circolare. Lo spessore dovra' essere di circa 1/2 cm. Cospargere il ripieno su ogni pizzetta e cuocere in forno caldo per 30 minuti circa.
Mezzeh con fagioli
200 gr di fagioli secchi - 200 gr di mandorle tostate - poco pangrattato - 2 cipolline - 2 spicchi d'aglio - sale, pepe, una bustina di zafferano - 1 pizzico di paprika - 1/2 cucchiaino di semi di coriandolo - qualche foglia di menta - olio di semi per friggere
Lessare I fagioli per 1 ora e 1/2 dopo averli tenuti a bagno per almeno 12 ore. Scolarli e passarli al passaverdure con le mandorle, un pizzico di pangrattato, cipolline e aglio, raccogliendo il composto in un recipiente. Lavorare il composto con un cucchiaio di legno, unendo il sale, il pepe, lo zafferano, la paprika, il coriandolo, le foglie di menta tritate grossolanamente. Formare col composto delle palline e friggerle in abbondante olio, asciugandole con carta assorbente. Si servono con lo yogurt naturale ed con altri antipasti.
Ardishawqi bi zait (Carciofi in olio)
12 carciofi - 4 carote medie - 1/2 tazza di piselli sgusciati - 12 cipolline - 1 cucchiaino e 1/2 di sale - 1 cucchiaino di zucchero - 1 tazza di succo di limone - 1 cucchiaino di farina - 2 tazze d'acqua calda
Lavare e pulire I carciofi, eliminando le foglie esterne, e lasciando quelle tenere. Tagliare il gambo e le estremita'. Allargare le foglie in modo da poter scavare làinterno per eliminare la parte pelosa e dura. Sfregare ogni carciofo col succo di limone e sistemarli in un recipiente coperti di acqua e qualche cucchiaio di farina. Tagliuzzare finemente le carote e le cipolline, tenendo da parte un po' del gambo verde. Sistemare le carote, I piselli ed in ultimo I carciofi, aggiungere dell'acqua e far cuocere in una pentola a pressione per 12 minuti.
Aggiungere le cipolline e cuocere altri 3 minuti. Far sobbollire, scoperto per far ridurre il sugo. Sistemare I carciofi in un piatto e riempirli delle verdure cotte. Far ispessire la salsa con un po' di farina e condire con sale, zucchero, succo di limone. Cospargere I carciofi di olio e servirli accompagnati dalla salsa.
Ruz bi dajjaj (Riso con pollo)
1 pollo - acqua quanto basta - 1/2 tazza di mandorle - 1/4 di tazza di pinoli - riso basmati - 1 bastoncino di cannella - samneh o burro per friggere - 2 cucchiai di prezzemolo tritato - spicchi di limone
Mettere a cuocere un pollo in acqua bastante a coprirlo. Portare a bollore, schiumare e condire con sale, pepe, un bastoncino di cannella e far cuocere lentamente finche' la carne si stacca con facilita' dall'osso. Scolare I pezzi di pollo e disossarli, raccogliendo la carne in un recipiente. Per ogni tazza e 1/2 di carne calcolare una tazza di riso. Dopo averlo tenuto a bagno per 1/2 ora in acqua calda ed averlo sciacquato bene, soffriggere il riso nel samneh o nel burro (meglio se chiarificato). Aggiungere al riso tostato il brodo di pollo e farlo cuocere finche' e' tenero. Il brodo dovra' essere completamente assorbito. Tostare 1/2 tazza di mandorle pelate e 1/4 di tazza di pinoli in poco burro. Foderare con questi un largo piatto da portata, coprire con il riso, guarnire con I pezzi di carne e con spicchi di limone e prezzemolo. Servire accompagnato con il brodo bollente.
Tabbuleh
3/4 di tazza di cous cous precotto - 3/4 di tazza d'acqua - 2 grossi mazzi di prezzemolo freschissimo - 1 mazzetto di menta fresca o 3 cucchiai di menta essiccata - 4 cipolline - succo di 2 limoni - 1 cucchiaino e 1/2 di sale - 1/4 di tazza d'olio d'oliva - 2 pomodori
Mettere il cous cous a bagno in acqua tiepida e nel frattempo lavare molto bene e triturare il prezzemolo, la menta e le cipolline. Cuocere leggermente a vapore il cous cuos, sgranarlo con una forchetta e metterlo da parte.
Alle erbe tritate aggiungere limone, sale ed olio, ed unire, in , I pomodori tagliati a cubetti ed il cous cous. Amalgamare bene e servire freddo.
Kibbeh
2 tazze e 1/2 di carne d'agnello a cubetti - 2 tazze di grano precotto - 2 cipolle medie - 2 cucchiaini di sale - 1/2 cucchiaino di pepe - acqua gelata
Il piatto nazionale libanese. Tradizionalmente, la carne va pestata nel mortaio finche' e' ridotta in poltiglia, ma si puo' ottenere lo stesso risultato in tempi piu' rapidi usando un tritacarne. Mescolare la carne al sale ed alle cipolle tritate, e impastarla con il grano ben lavato. Occasionalmente, aggiungere qualche cucchiaio d'acqua fredda per inumidire il composto. Le kibbeh cosi' preparate possono essere cotte in diversi modi (usualmente tagliate a pezzi e fritte). Bisogna ricordare che l'impasto per le kibbeh deve essere fine e liscio per cui gli ingredienti vanno macinati assieme almeno 2-3 volte.
'Awwamaat (Frittelle libanesi)
1 quarto di yogurt naturale - 1/2 cucchiaino di bicarbonato - 8 tazze di farina per dolci - 1 tazza e 1/2 d'olio d'oliva - Sciroppo preparato con zucchero, acqua, succo di limone e qualche goccia d'acqua di fiori d'arancio
Mescolare la farina con il bicarbonato e lo yogurt. Amalgamare bene. Riscaldare l'olio e versarvi il composto a cucchiaiate, friggendo poche frittelle per volta. Appena diventano dorate e gonfie, scolarle su carta assorbente, intingerle nello sciroppo e servirle tiepide.
Rus Halib (Budino di riso)
1 quarto di latte - 3/4 di tazza di riso - 1 tazza e 1/4 di zucchero - 1/2 cucchiaino di acqua di rose - 1/2 cucchiaino d'acqua di fiori d'arancio - 1 tazza d'acqua fredda
Lavare bene il riso per eliminare l'amido e versarlo insieme all'acqua fredda nel latte portato a bollore. Far cuocere per mezz'ora a fiamma moderata. Mescolare bene ed alzare gradualmente la fiamma. Quando il composto si sara' ispessito, aggiungere lo zucchero, l'acqua di rose e d'arancio. Continuare a far sobbollire dolcemente finche' il composto forma delle bolle in superficie. Mettere il composto in coppette individuali, decorare la superficie con pistacchi tritati e mettere in frigo a raffreddare.
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