Forum sulla Cooperazione
Andrea Riccardi
Muovi l’Italia, cambia il mondo, cambiamo il mondo
Milano, 2 ottobre 2012
Signor ministro, Cari amici,
abbiamo passato due giorni importanti a confrontarci, a discutere attorno all’idea dell’attualità della cooperazione e del ruolo dell’Italia nel mondo. Il mondo della cooperazione non si sentiva troppo bene: mi viene in mente la battuta di Woody Allen “Dio è morto, Marx è morto e nemmeno io mi sento troppo bene”. Riduzione dell’aiuto pubblico, isolamento, accentuazione delle diversità, concentrazione sul nostro agire, frammentazione, silenzio della politica. Sì, attorno alla cooperazione c’è stato molto silenzio della politica e dei partiti: la cooperazione allo sviluppo – secondo Open polis- è scesa al duecentoduesimo posto nella classifica dei 1.100 argomenti monitorati nei dibattiti parlamentari. E fuori dalle aule parlamentari non andava meglio. Un silenzio pesante che tradiva disinteresse. Le vere preoccupazioni sembravano stare altrove.
Molti nel mondo della cooperazione si sono illusi che fosse possibile lavorare da soli, senza coltivare un rapporto con il Paese. Non basta essere dalla parte del giusto, come credo. Aveva ragione un grande maestro, quale fu Lorenzo Milani: aver ragione in due o tre e il resto niente è una gran tristezza!
Ma in questo Forum abbiamo rotto il silenzio. Autorevoli interventi, come quelli del Presidente Monti, l’attenzione di tanti, l’interesse della stampa e dei media mostrano che l’Italia non è insensibile alla cooperazione. Abbiamo ascoltato il ministro Grilli, che ci ha confermato come la situazione è molto critica da anni: in questi giorni non è avvenuto un miracolo, ma non abbiamo nemmeno celebrato il funerale. Da oggi, non si potrà più dire che è materia residuale priva di interesse. Questi due giorni consegnano una smentita e una verità: la cooperazione interessa l’Italia, come il messaggio del Presidente della Repubblica ha ben dimostrato. Non è solo un atto di generosità, ma una convinzione culturale e politica che si sta maturando: se l’Italia non coopera, non si muove; un’Italia che non coopera, declina, perché la cooperazione è un indice importante dell’estroversione internazionale del nostro paese.
Questa non è solo la cooperazione dell’una o dell’altra organizzazione, ma è la cooperazione italiana. La vostra numerosa partecipazione, ieri massiccia, di popolo, tanto che si è parlato del
popolo della cooperazione; oggi più elitaria, mostra un rifiorire di passione civile per un’Italia
solidale, simpatica, coinvolta, sugli scenari più difficili del mondo globalizzato. Ma non è stato solo
un evento di passione. Sono rimasto colpito dalla preparazione di molti. I papers, interessanti, hanno
ispirato varie proposizione del chair’s summary, che raccoglie le indicazioni del lavoro di
preparazione. Passione, ma anche intelligenza e concretezza... La vostra passione civile può essere
comunicata ai nostri concittadini, che possono vedere quella globalizzazione che avvicina popoli e
paesi, non come un fatto minaccioso, ma come un’opportunità o almeno una realtà del nostro
tempo. La cooperazione offre agli italiani la possibilità di partecipare da lontano, di sostenere, di
appassionarsi a pezzi di mondo. C’è un grande spazio per il sostegno a distanza. C’è spazio per la
partecipazione politica, affettiva, attiva. Sì, chi coopera, chi sostiene, chi segue, crea una rete
attraverso cui è possibile vivere la globalizzazione in modo diretto. Così la globalizzazione diventa
amica, non invasiva, non estranea, troppo grossa per uomini e donne di un piccolo ambiente. Io
credo che la cooperazione possa aiutare l’Italia a non avere paura del mondo, ma anzi a
simpatizzare con il mondo. Però, cari amici, bisogna narrare di più, in modo meno gergale, la
cooperazione vissuta agli italiani. Un messaggio: questo mondo, grande, terribile, bello e
drammatico, pieno di opportunità, è il nostro mondo, non ci invade, non ci fa male.
Ieri ha detto molto bene Rossella Urru: sento oggi la cooperazione più familiare. Ho inteso quelle parole come la ricompensa del mio lavoro di questi mesi. E i miei collaboratori le hanno sentite così, come me. Colgo anche l’occasione per ringraziarli per il loro grande impegno in questi giorni. La cooperazione deve diventare più familiare agli italiani. Perché è giusto (ce lo ha detto ieri con grande efficacia Marguerite Barankitse, vedendo la cooperazione dal Sud del mondo). La cooperazione deve tornare più familiare nel senso molteplice di questa parola. Perché è nei nostri cromosomi. Perché è anche un interesse del nostro paese. Sono stato colpito dalla convergenza su questa convinzione. Solidarietà e interesse camminano insieme, non dobbiamo avere paura.
Avete investito tempo e risorse in questi due giorni, molti hanno viaggiato da lontano. Ringrazio tutte le amministrazioni, in particolare il Ministero degli Affari Esteri, quello dell’Economia e Finanze e quello dell’Ambiente, impegnate nella preparazione e organizzazione, mettendo in gioco la separatezza. Un ringraziamento a coloro che lavorano nelle ONG, ai cooperanti, e ai giovani, che s’interrogano sulla cooperazione e sul futuro che vogliamo. Voi siete il capitale umano, la risorsa indispensabile che non può restare invisibile in un Paese sfidato dalla globalizzazione. Voci giovani che al Paese fa bene ascoltare. Sì, ascoltare e parlare in questo Forum mostra come gli italiani abbiano voglia di parlare di politica in senso vero (e non è politica il posizionamento del loro paese nel mondo?): l’Italia non è il regno dell’apatia, del disinteresse, dell’antipolitica, ma domanda politica e vuole parlare di politica.
Ieri ha detto molto bene Rossella Urru: sento oggi la cooperazione più familiare. Ho inteso quelle parole come la ricompensa del mio lavoro di questi mesi. E i miei collaboratori le hanno sentite così, come me. Colgo anche l’occasione per ringraziarli per il loro grande impegno in questi giorni. La cooperazione deve diventare più familiare agli italiani. Perché è giusto (ce lo ha detto ieri con grande efficacia Marguerite Barankitse, vedendo la cooperazione dal Sud del mondo). La cooperazione deve tornare più familiare nel senso molteplice di questa parola. Perché è nei nostri cromosomi. Perché è anche un interesse del nostro paese. Sono stato colpito dalla convergenza su questa convinzione. Solidarietà e interesse camminano insieme, non dobbiamo avere paura.
Avete investito tempo e risorse in questi due giorni, molti hanno viaggiato da lontano. Ringrazio tutte le amministrazioni, in particolare il Ministero degli Affari Esteri, quello dell’Economia e Finanze e quello dell’Ambiente, impegnate nella preparazione e organizzazione, mettendo in gioco la separatezza. Un ringraziamento a coloro che lavorano nelle ONG, ai cooperanti, e ai giovani, che s’interrogano sulla cooperazione e sul futuro che vogliamo. Voi siete il capitale umano, la risorsa indispensabile che non può restare invisibile in un Paese sfidato dalla globalizzazione. Voci giovani che al Paese fa bene ascoltare. Sì, ascoltare e parlare in questo Forum mostra come gli italiani abbiano voglia di parlare di politica in senso vero (e non è politica il posizionamento del loro paese nel mondo?): l’Italia non è il regno dell’apatia, del disinteresse, dell’antipolitica, ma domanda politica e vuole parlare di politica.
Ieri sono rimasto ammirato dal dibattito dei gruppi di lavoro, forse troppo brevi. Come Ministro
dell’Integrazione ringrazio anche agli amici delle oltre cinquanta associazioni di migranti: siete
forse più di tutti voi il volto della globalizzazione nel nostro paese. Sono state fatte interessanti
proposte riguardo al ruolo di ponte che gli immigrati possono avere, ma bisognerà, cari amici, che
maturi in questo paese una coscienza positiva del valore dell’immigrazione se il nostro paese vuole
crescere. Sono già intervenuto sulla diminuzione dell’imposta sulle rimesse: almeno questo governo
un’imposta l’ha tolta! Ringrazio il ministro Grilli per il suo rigoroso lavoro. Anzi, colgo l’occasione
per mostrargli la mia simpatia e dire quanto mi dispiace l’aggressività mostrata da alcuni nei suoi
confronti.
Sono rimasto molto colpito dall’attiva partecipazione alla discussione di ieri. Abbiamo cercato di riassumerla nel chair’s summary. L‘entusiasmo di tutti è forse la dimostrazione più evidente che la cooperazione internazionale ha un posto se riesce ad attrarre tutta questa energia e passione. Nessuno detiene il monopolio del buono. Siamo stati un laboratorio di un linguaggio nuovo, in grado di muovere e interloquire. Non c’è chi detiene il monopolio del buono né bacchette magiche per i nostri problemi. Tuttavia esiste una forza inventiva –e se volete di artigianale eccellenza- della cooperazione che è elemento propulsore d’innovazione. Abbiamo cominciato a capirci di più, perché la crisi ci ha obbligato a ricercare la collaborazione, a pensare di più ed esigere meno. La molteplicità non dev’essere dispersione. La frammentazione non preserva l’originalità, ma la disperde. Ci vuole sinergia. Una visione comune ci connette alla proiezione dell’Italia e all’Europa. L’Europa come elemento orientativo imprescindibile. Non parlo di un coordinamento ma di una condivisione delle linee strategiche.
Ringrazio i nostri partner dell’UE, delle Nazioni Unite, i partner internazionali che ci hanno aiutato a capire quanto l’assenza del nostro paese è un vuoto. Quello che a noi pare talvolta poco rilevante è invece importante, se visto da fuori. C’è un’originalità italiana. Si tratta della capacità italiana di avviare relazioni di partenariato più paritarie, ispirate dalla necessità reciproca, con la capacità d’introdurre novità, carica –permettetemelo- di quella simpatia espressiva di un umanesimo che resiste anche in tempi di crisi. Abbiamo la forza di costruire partenariati basati sui territori –e ringrazio anche per la collaborazione delle regioni, provincie e comuni- che determinano vere relazioni d’amicizia. Siamo riconosciuti sotto tanti aspetti, per il nostro sistema d’integrazione della disabilità, per la tutela dei diritti dell’infanzia, la valorizzazione dell’agricoltura locale, per la trasformazione alimentare, per il restauro del patrimonio culturale, per l’apporto alla crescita della scuola, il sostegno al decentramento locale e la prevenzione dei disastri naturali.
C’è una grande sfida democratica. Bisogna uscire dal paternalismo, ma aiutare a costruire istituzioni forti, aiutare a costruire la libertà di uomini, ma soprattutto di donne, libertà dal bisogno e dall’arbitrio. Rispondendo alla domanda “Cos’è la cooperazione internazionale, negli anni della grande recessione?” dico: bisogna uscire da una psicologia sindacale, mi perdoni Bonanni. Il Forum deve continuare, tenendo aperto uno spazio virtuale di dibattito e di indicazioni, nutrendo una visione geopolitica e di priorità da condividere, in cui liberamente possono e si debbono inquadrare, in maniera qualificata, differenti progetti. Non si può andare per il mondo in ordine sparso. Abbiamo la responsabilità di cercare con voi priorità geografiche e tematiche. I mille passi della cooperazione italiana debbono provare a camminare di più insieme, per fare la differenza nei paesi dove lavoriamo. Ci sono sfide su cui operare, l’ha detto anche il ministro Grilli, come quella della creazione di posti di lavoro –hanno notato molti- nel mondo arabo mediterraneo per i giovani. C’è la sfida del rafforzamento delle istituzioni in paesi fragili. C’è l’impegno per rendere meno precaria la pace in alcune regioni. Mi fa piacere che in questi giorni sia stato ricordato più volte il Mozambico. Non dimentichiamolo: la guerra (e tanti paesi del Sud l’hanno vissuta) è la madre di tutte le povertà. La sicurezza in un mondo globalizzato è la nostra sicurezza. C’è la violenza delle nuove mafie, come le maras, che attanaglia interi paesi. Potrei continuare. Ma il Forum deve continuare e le nostre strutture debbono essere per la cooperazione un luogo amico di suggerimento, ascolto, indicazione, recezione. Ma anche dobbiamo avere il coraggio della valutazione trasparente delle singole intraprese, senza cui non si ragiona concretamente, si favorisce lo sperpero o l’autoreferenzialità. Ci vuole un organismo di valutazione autonomo e obiettivo. Ci saranno proposte concrete nel sommario - voglio citare l’interessante discussione sugli interventi umanitari e l’emergenza - ma il Forum continua sul virtuale e lo spirito del Forum si realizza in uno sforzo culturale e professionale.
Sono rimasto molto colpito dall’attiva partecipazione alla discussione di ieri. Abbiamo cercato di riassumerla nel chair’s summary. L‘entusiasmo di tutti è forse la dimostrazione più evidente che la cooperazione internazionale ha un posto se riesce ad attrarre tutta questa energia e passione. Nessuno detiene il monopolio del buono. Siamo stati un laboratorio di un linguaggio nuovo, in grado di muovere e interloquire. Non c’è chi detiene il monopolio del buono né bacchette magiche per i nostri problemi. Tuttavia esiste una forza inventiva –e se volete di artigianale eccellenza- della cooperazione che è elemento propulsore d’innovazione. Abbiamo cominciato a capirci di più, perché la crisi ci ha obbligato a ricercare la collaborazione, a pensare di più ed esigere meno. La molteplicità non dev’essere dispersione. La frammentazione non preserva l’originalità, ma la disperde. Ci vuole sinergia. Una visione comune ci connette alla proiezione dell’Italia e all’Europa. L’Europa come elemento orientativo imprescindibile. Non parlo di un coordinamento ma di una condivisione delle linee strategiche.
Ringrazio i nostri partner dell’UE, delle Nazioni Unite, i partner internazionali che ci hanno aiutato a capire quanto l’assenza del nostro paese è un vuoto. Quello che a noi pare talvolta poco rilevante è invece importante, se visto da fuori. C’è un’originalità italiana. Si tratta della capacità italiana di avviare relazioni di partenariato più paritarie, ispirate dalla necessità reciproca, con la capacità d’introdurre novità, carica –permettetemelo- di quella simpatia espressiva di un umanesimo che resiste anche in tempi di crisi. Abbiamo la forza di costruire partenariati basati sui territori –e ringrazio anche per la collaborazione delle regioni, provincie e comuni- che determinano vere relazioni d’amicizia. Siamo riconosciuti sotto tanti aspetti, per il nostro sistema d’integrazione della disabilità, per la tutela dei diritti dell’infanzia, la valorizzazione dell’agricoltura locale, per la trasformazione alimentare, per il restauro del patrimonio culturale, per l’apporto alla crescita della scuola, il sostegno al decentramento locale e la prevenzione dei disastri naturali.
C’è una grande sfida democratica. Bisogna uscire dal paternalismo, ma aiutare a costruire istituzioni forti, aiutare a costruire la libertà di uomini, ma soprattutto di donne, libertà dal bisogno e dall’arbitrio. Rispondendo alla domanda “Cos’è la cooperazione internazionale, negli anni della grande recessione?” dico: bisogna uscire da una psicologia sindacale, mi perdoni Bonanni. Il Forum deve continuare, tenendo aperto uno spazio virtuale di dibattito e di indicazioni, nutrendo una visione geopolitica e di priorità da condividere, in cui liberamente possono e si debbono inquadrare, in maniera qualificata, differenti progetti. Non si può andare per il mondo in ordine sparso. Abbiamo la responsabilità di cercare con voi priorità geografiche e tematiche. I mille passi della cooperazione italiana debbono provare a camminare di più insieme, per fare la differenza nei paesi dove lavoriamo. Ci sono sfide su cui operare, l’ha detto anche il ministro Grilli, come quella della creazione di posti di lavoro –hanno notato molti- nel mondo arabo mediterraneo per i giovani. C’è la sfida del rafforzamento delle istituzioni in paesi fragili. C’è l’impegno per rendere meno precaria la pace in alcune regioni. Mi fa piacere che in questi giorni sia stato ricordato più volte il Mozambico. Non dimentichiamolo: la guerra (e tanti paesi del Sud l’hanno vissuta) è la madre di tutte le povertà. La sicurezza in un mondo globalizzato è la nostra sicurezza. C’è la violenza delle nuove mafie, come le maras, che attanaglia interi paesi. Potrei continuare. Ma il Forum deve continuare e le nostre strutture debbono essere per la cooperazione un luogo amico di suggerimento, ascolto, indicazione, recezione. Ma anche dobbiamo avere il coraggio della valutazione trasparente delle singole intraprese, senza cui non si ragiona concretamente, si favorisce lo sperpero o l’autoreferenzialità. Ci vuole un organismo di valutazione autonomo e obiettivo. Ci saranno proposte concrete nel sommario - voglio citare l’interessante discussione sugli interventi umanitari e l’emergenza - ma il Forum continua sul virtuale e lo spirito del Forum si realizza in uno sforzo culturale e professionale.
La presenza locale ha bisogno di un punto di riferimento: non dobbiamo più chiudere alcun ufficio
di cooperazione per non mortificare gli sforzi che stiamo facendo per fare sistema. Sono contento
della riapertura di quello in Burkina Faso. Anzi, dobbiamo aprirne degli altri, magari in maniera
leggera, che siano presidi efficaci della nostra comune presenza in aree di crisi o di sviluppo. Non
più moltiplicazioni, ma valorizzazione di chi è veramente utile.
L’idea di futuro del mondo è legata al vivere insieme, alla molteplicità. In un mondo in cui i diversi convivono sempre più vicini e talvolta confliggono, la cooperazione può fare la differenza, prevenire, aiutare, creare nuovi ambienti. Abbiamo le carte in regola per valorizzare quello che sappiamo fare, elementi dello stile italiano, sensibilità, know how.
Non dobbiamo appesantire. Il Tavolo Interistituzionale funzionerà come una consulta. Ci vuole un impegno realistico dell’Italia per lo stanziamento di risorse pubbliche per lo sviluppo. Dobbiamo essere responsabili, ma l’Italia deve poter contare anche su altro: sul privato e sulla società. E’ vero che un euro che cresce è un euro che entra, ma dobbiamo valorizzare la gratuità come leva per dare un’anima al mondo. Lo ha suggerito anche Graziano Delrio. La cooperazione, quindi, come educazione a una cittadinanza globale.
Tutti siamo d’accordo che c’è bisogno di una profonda riforma istituzionale nell’assetto di cooperazione. Ma non mi voglio dilungare su questo. Se la cooperazione internazionale è la proiezione esterna dell’Italia, allora credo che debba stare allo stesso livello delle altre politiche, come è avvenuto con questo governo. Siamo in scadenza di legislatura, con tempi stretti, in un momento in cui le esigenze d’innovazione istituzionale si scontrano con i limiti della spesa. Quella della cooperazione è una grande riforma d’identità del Paese, che deve essere condivisa tra la gente. Su questo tema il mio contributo è che l’esistenza di un Ministro della Cooperazione internazionale è un vero strumento istituzionale per ottenere che la cooperazione sia una politica a sé stante. Solo un tale Ministro ha la capacità di facilitare il dialogo tra le varie componenti e i molteplici attori della cooperazione per portare tutto il sistema a coerenza.
L’idea di futuro del mondo è legata al vivere insieme, alla molteplicità. In un mondo in cui i diversi convivono sempre più vicini e talvolta confliggono, la cooperazione può fare la differenza, prevenire, aiutare, creare nuovi ambienti. Abbiamo le carte in regola per valorizzare quello che sappiamo fare, elementi dello stile italiano, sensibilità, know how.
Non dobbiamo appesantire. Il Tavolo Interistituzionale funzionerà come una consulta. Ci vuole un impegno realistico dell’Italia per lo stanziamento di risorse pubbliche per lo sviluppo. Dobbiamo essere responsabili, ma l’Italia deve poter contare anche su altro: sul privato e sulla società. E’ vero che un euro che cresce è un euro che entra, ma dobbiamo valorizzare la gratuità come leva per dare un’anima al mondo. Lo ha suggerito anche Graziano Delrio. La cooperazione, quindi, come educazione a una cittadinanza globale.
Tutti siamo d’accordo che c’è bisogno di una profonda riforma istituzionale nell’assetto di cooperazione. Ma non mi voglio dilungare su questo. Se la cooperazione internazionale è la proiezione esterna dell’Italia, allora credo che debba stare allo stesso livello delle altre politiche, come è avvenuto con questo governo. Siamo in scadenza di legislatura, con tempi stretti, in un momento in cui le esigenze d’innovazione istituzionale si scontrano con i limiti della spesa. Quella della cooperazione è una grande riforma d’identità del Paese, che deve essere condivisa tra la gente. Su questo tema il mio contributo è che l’esistenza di un Ministro della Cooperazione internazionale è un vero strumento istituzionale per ottenere che la cooperazione sia una politica a sé stante. Solo un tale Ministro ha la capacità di facilitare il dialogo tra le varie componenti e i molteplici attori della cooperazione per portare tutto il sistema a coerenza.
Questi due giorni ci hanno proiettato nel futuro. Le forze politiche che si candidano a governare
questo paese non potranno ignorare la cooperazione come politica centrale. Non si tratta solo di
opzioni sul bilancio ma di scelte che comprendano tutte le politiche di proiezione esterna e che
abbiano impatto sulla pace, la democrazia e i diritti umani. Si tratta di una questione essenziale: gli
italiani devono poter conoscere e scegliere quale sia il ruolo del loro Paese nel mondo della
globalizzazione. Per tali motivi serve un luogo di sintesi politica precipua della cooperazione.
Questo Forum è nato dall’invito fatto da un Ministro, ma la risposta è stata così forte che direi che
quasi vi siete autoconvocati. Del resto per tutta la mattina di ieri siamo stati nella top trend di
twitter, mostrando l’interesse per questo tema da parte dei giovani, non della terza età. Il mio invito
è che queste più di mille persone non smettano di pensare e possano continuare a sentirsi un
“popolo” che scuote il paese e che - con la forza dei numeri, delle idee e dei fatti - obbliga le
istituzioni ad una maggiore attenzione al tema. La mia proposta è questa: riconvochiamoci tra due
anni, magari in una città del Sud, durante il semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea, e
nel frattempo manteniamo questo entusiasmo.
L’ho già detto, siete l’Italia migliore. Il mondo e, in questo momento, soprattutto l’Italia, hanno bisogno di voi, di un’Italia simpatica, cooperante e coraggiosa. Grazie a tutti voi.
L’ho già detto, siete l’Italia migliore. Il mondo e, in questo momento, soprattutto l’Italia, hanno bisogno di voi, di un’Italia simpatica, cooperante e coraggiosa. Grazie a tutti voi.

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